Grosso guaio a Paperoga (parte I)

Confesso, non sono poi tanto aperto di mente su molte cose.

Ad esempio ho paura degli immigrati.

Beh, questa è troppo forte. Diciamo di alcuni immigrati.

Diciamo di alcuni immigrati che guidano la macchina.

Diciamo dei tre immigrati con i quali ho fatto gli unici incidenti stradali della mia vita.

Per carità, non si fa di tutta l’erba un fascio. Ma dopo avere fatto tre incidenti con tre ghanesi , a poca distanza di tempo e di luogo, diciamo che quando guido e scorgo immigrati di colore (potessi capire che sono ghanesi, farei meglio la cernita, ma non sono così esperto da distinguerli non so, da un ivoriamo o un togolese) insomma diciamo che mi tengo a distanza di sicurezza.

Non voglio però parlarvi delle mie remore razziste nei confronti dei guidatori ghanesi (che poi sono le stesse che ho nei confronti delle donne caucasiche, quindi non mi si può certo tacciare di antiafricanismo).

Bensì, vi parlerò delle mie remore nei confronti dei guidatori cinesi. Una volta ho avuto un incidente a dir poco curioso con un cinese  e mi è ritornato alla mente mentre osservavo, un paio di giorni fa,  la constatazione poco amichevole tra un italiano e un cinese che si erano appena inculati con la macchina.

Mattina. Parcheggio per un attimo la macchina sotto casa mia. Attraverso la strada, apro il portone, e nel frattempo noto sopraggiungere un furgone Ducato guidato da nessuno. Avete presente il film Duel di Spielberg? Ecco, in quel furgone non c’era nessuno. Lo guardo arrivare ad una velocità normale e me lo vedo passare davanti, e mi pare in effetti di vedere una sagoma al volante…ma in quello stesso istante sento un rumore di lamiere, di robe che si staccano e si rompono, il furgone sbanda leggermente e finisce sul marciapiede. Guardo la mia macchina, e perdio è monca di uno specchietto laterale, tagliato via di netto.  Cazzo, c’è una strisciata sulla fiancata, anche se non devastante.

Guardo il Ducato. Nessun segnale di vita. Ma dopo dieci secondi lo sportello si apre e dal furgone esce il genialoide. Un cinesino lungo lungo e magro come un chiodo,  che se si mette di profilo pare una linea retta, mi guarda confuso anche se non impaurito.  Baffettini da adolescente, capelli corti e nerissimi, non so mica se c’ha 18 anni. Di sicuro non pesa più di 40 kg scarpe tamarre comprese. Non si è fatto niente, la dinamica è stata molto soft, ma mi assicuro che stia bene. Prima di fargli il culo. Dai primi tentativi capisco che di italiano ne sa poco o nulla. Gli mostro i danni alla macchina, gli chiedo se ha i documenti, ma nulla, non capisce. Poi dico, bello, io qua devo chiamare la polizia per i rilievi, se non mi aiuti. Appena sente “polizia”, minchia si agita e all’improvviso l’italiano lo parla meglio di me, o quasi: “No polizia, io chiamo, io chiamo.”

Rimango incerto col telefonino in mano, guardo sul parabrezza del Ducato e comincia un dialogo tra la mia coscienza buona e quella cattiva:

Coscienza buona: l’assicurazione c’è ed è in regola, ed è già qualcosa.

Coscienza cattiva: Ma qua ne esci pazzo a fare una constatazione amichevole con uno che forse non ha manco i documenti. E, diciamocela tutta, manco la patente.

Coscienza buona: Certo però se chiamo la polizia questo passa i guai.

Coscienza cattiva: Che poi sarebbe anche giusto.

Coscienza buona: Ma forse eccessivo.

Coscienza cattiva: ehi, che cazzo, la polizia la devi chiamare!

Coscienza  buona: ma non mi va di fare la merda…

Coscienza cattiva: cazzo, ma questo è un pericolo pubblico,

Coscienza buona: ma va che ti ha strisciato solo la macchina che la strada è stretta, e tu hai parcheggiato anche male…

Coscienza cattiva: fatti in cazzi tuoi coscienza buona, che i conti qua li pago io…

Mentre cogito socraticamente di tal guisa e alla fine lascio trionfare la coscienza cattiva, chiamando gli agenti della stradale,  il piccoletto ha fatto già confucianamente due o tre telefonate col suo cellulare, e si guarda intorno con aria ansiosa. Tant’è che tempo tre minuti vedo arrivare una macchina, e non è quella delle forze dell’ordine. Parcheggia dietro di me, bruscamente. Scendono 4 cinesi, con l’aria di parecchio incazzata.

Sarà che ho visto troppe volte Grosso guaio a Chinatown, sarà che ho perfettamente in mente le storie sulla mafia cinese a San Francisco dopo aver letto un fottìo di Tex,  ma insomma mi vedo già ingrediente principale del prossimo risotto alla cantonese di qualche take-away locale.

Non ho neanche il tempo di ricordarmi come se la cava Kurt Russel nel film o qualche mossa di arti marziali imparata a mie spese da mio cugino, che i quattro mi sono già davanti, e quello che deve essere il capo mi dice:

“Cosa successo?”

Io inghiotto, gli faccio vedere timidamente i danni, il furgone, indico la piccola testa di cazzo che guidava, e dico, prendendo coraggio: “che facciamo, ce l’ha la patente il ragazzo?”

L’uomo mi guarda un attimo, rimane fermo immobile con lo sguardo vitreo per due secondi, io penso ad un ictus, poi si gira con una velocità che manco Bruce Lee e, dal marciapiede con furore, ammolla una sberla leggendaria al ragazzo che gli era rimasto accanto, roba che lo sposta di due metri. Il ragazzino quasi fa ilo giro su se stesso, rimane in piedi, si mette la mano al volto, ma rimane fermo e non tradisce dolore o rabbia omicida. Credo ne prenderà almeno il doppio a casetta sua.

L’uomo si volta, mi guarda ed io penso adesso ne dà una anche a me, così, perchè c’ha la mano calda, invece si limita a dire: “adesso facciamo noi”.

Come? Lo so io come… Ma il kafkiano seguito alla prossima puntata….

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3 Responses to Grosso guaio a Paperoga (parte I)

  1. prefe ha detto:

    NOOOOOOOOOOOOOOOOOO
    !
    Che discorso è? non vale interrompere la storia!

  2. Valentina ha detto:

    Noo!! Non si può interrompere così!! Spero che il seguito arrivi presto..

  3. […] Grosso guaio a Paperoga (parte II) (continua da qui)… […]

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