I Testimoni del Club del libro

Ho sempre fatto fatica a capire quale diavolo di lavoro mi sarebbe piaciuto fare. Tant’è che, dubbi su dubbi, incertezze su incertezze, ho approfittato di tali amletici dialoghi col mio cervello per decidere di rimanere con la panza all’aria fino ad oggi.

Au contraire, non ho mai avuto alcuna esitazione riguardo ai lavori che manco scannato avrei accettato. Uno di questi è senz’altro il lavoro di promoter. Avete presente, non so, le ragazze ferme davanti alla profumeria col profumo in mano che cercano disperatamente di farlo provare, l’uomo vestito da formaggio nei supermercati che ti vuole fare assaggiare la più superba delle fontine, la donna alata che sponsorizza assorbenti facendoli provare davanti a tutti? (beh, forse quest’ultima me la sono inventata).

Beh, quisquilie in confronto ai ragazzi che per strada cercano di farti iscrivere ai vari Club del libro. Conoscete tutti la tipologia: studenti universitari o disoccupati cronici sguinzagliati in prossimità del negozio di libri per convincerti, con le buone o cattive, ad iscriverti al club che ti permetterà di leggere quello che vuoi al prezzo che vuoi (dicono loro), firmando un contrattino capestro che ti vincolerà a comprare un libro al mese in quel negozio per il resto della vita tua e dei tuoi figli (dico io).

Questi venditori di strada lo fanno con un tale ardore, e con un tale prolungato spaccamento di cazzo, che sono in tal senso confrontabili solo con i Testimoni di Geova. Con me,  è una lotta che procede da anni, e che ha avuto diversi round.

La prima volta ero un ingenuo e disponibile giovinetto, che nulla sapeva del mondo, e che fu abbordato per la strada da una simpatica ragazza (che era pure bona):

Ragazza: “Ciao, posso farti una domanda, ti piace leggere?”

Domanda tranquilla, ben formulata, bel sorriso,  seno abbondante.

Paperoga (che guarda il seno): “Si, mi piace”.

Arriva la seconda domanda, di rito:

Ragazza: “Qual’è l’ultimo libro che hai letto?”

Paperoga (che si distoglie dalla visione): “Padri e figli di Turgeneev”.

Era vero, non me la stavo tirando, poi non era nemmeno un tomazzo assurdo, è un romanzo breve di facile lettura. Insomma mica le ho spiegato secchionamente che è il libro in cui il protagonista Bazarov incarna il prototipo del futuro e terribile nichilista dostoevskjiano Stavrogin, descritto nei Demoni. Ciononostante, vidi dipingersi sul suo volto uno smarrimento temporaneo, come se le avessi detto “supercazzola come se fosse antani con lo scappellamento a destra”.

Per me era anche la fine di un possibile amore, perchè le due condizioni perchè una donna mi conquisti sono una 4a di reggiseno ed aver letto almeno un’opera di Gogol, Dostoevskji, Puskin, Tolstoj, Checov e dintorni.

La mia mancata fidanzata non è stata però la peggiore. Quantomeno mi ha ascoltato. I peggiori sono quelli che quella domanda la fanno tante di quelle volte in un giorno, che per loro perde qualsiasi significato e manco sentono quello che gli rispondi. Del tipo:

Ragazzo: “Ciao, ti piace leggere?”

Paperoga: “Sono analfabeta.”

Ragazzo: “Bene, e l’ultimo libro che hai letto?”

Paperoga: “Tua madre è una puttana”.

Ragazzo: “Benissimo”.

Ma è la terza domanda quella cruciale, quella che ti incastra, o almeno tenta:

“Quanti libri leggi all’anno/mese?”

Bene. Non puoi cavartela con “manco uno”. E se rispondi e dici uno, due, tre, non ha importanza, loro ti dimostreranno che iscriversi conviene, e per scrollarteli di dosso devi picchiarli e spingerli per terra come fa Fantozzi in questa scena. Sopratutto quando incontri il promoter precisetto e bravo a far calcoli, ovvero quello che ti indica alla precisione il tuo risparmio e ti dimostra che sei proprio un coglione se non ti iscrivi.

L’ultima volta che mi hanno beccato, qualche settimana fa (di solito sto alla larga, cambio strada, faccio finta di parlare al cellulare, simulo conati di vomito ai bordi della strada, insomma le solite cose che si fanno per non essere disturbati) credo di essere stato abbastanza bravo.

Ragazza (un cesso, stavolta): “Ciao, ti piace leggere?”

Paperoga (laconico) : “Mah.”

Ragazza (imperterrita) : “Qual’è l’ultimo libro che hai letto?”

Paperoga (sorridente but tagliente): “A te non te ne può importare di meno, quindi perchè te lo devo dire?”

Ragazza (impassibile): “Quanti libri leggi in un anno?”

Comincia la solita solfa, ma perchè non ti iscrivi, risparmi, ma perchè, perchè no, ma dai, perdio devo andare, ma guarda che è un’occasione… ed infine decido di tagliare corto con una frase bella impegnativa e vagamente filosofica:

“Perchè voglio essere libero di comprarmi il libro che voglio, quando lo voglio, dove voglio, e di che casa editrice voglio. Se per questo devo pagare qualcosa in più, pagherò.”

Lei rimane stordita, accenna scocciata un “Contento te…” ma io cerco di piazzare sorridente l’uppercut finale con una considerazione di alta estetica:

“E poi perchè le vostre copertine rigide mi fanno cagare.”

Ma è fatica sprecata, lei mi ha già mollato, ne ha arpionato un altro, e sta già dicendo:

“Ciao, posso farti una domanda, ti piace leggere?”

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9 Responses to I Testimoni del Club del libro

  1. prefe ha detto:

    una mia ex è stata fregata da sti tizi.
    Ha suonato uno dicendo “è per un sondaggio”. Nel tempo che sono andato a prendermi un panino ha firmato.
    Riceverà libri anche dopo morta.

  2. anni fa, parecchi, in una delle mie fasi di disoccupazione (pochissime a partire dai 18 anni… sigh), andai ad un colloquio. era per diventare venditore di libri e altri articoli porta-a-porta o per strada. insomma il promoter ma non si chiamava ancora così mi selezionarono ed ero talmente disperata che accettai, all’inizio ti facevano l’addestramento, una settimana di lavaggio del cervello… ho retto i primi due giorni di corso e poi sono andata a fare le pulizie a casa d’altri 🙂

  3. paperogaedintorni ha detto:

    io lo feci decenni fa con un club di dischi, ma fu per posta. per un anno ho dovuto comprare un cd al mese, anche quando non c’era nulla da comprare. un mese, che non feci l’ordine, mi arrivo automaticamente un cd di zarrillo….roba da danno esistenziale.

  4. Campanellino77 ha detto:

    Ragazza: “Ciao, ti piace leggere?”

    Io: “sono già iscritta”.

    Donna anziana: “Ciao, credi che solo gli eletti potranno aspirare al paradiso?”

    Io: “sono già testimone di geova”.

    Ragazzo: “Ciao, vuoi firmare contro la droga?”.

    Io: “Già fatto”.

    Questo quando vado di fretta; è incredibile come ci si libera in fretta dagli scocciatori quando si dice loro ciò che vogliono sentirsi dire.

    Quando non vado di fretta, beh…

    Ragazzo: “Ciao, vuoi firmare contro la droga?”.

    Io: “Perchè? E’ possibile anche firmare a favore?”.

    Ragazzo: “Hai niente contro gli ex tossicodipendenti?”
    Io: “No Ma potrei cominciare ora.”
    Ragazzo: (tenta una risatina, tirando fuori una boccetta di sabbia colorata con i disegnini di montagne, hai presente no?)”Non è che compresti…”
    Io: “Niente ceneri. Troppo macabro. Ciao”.

    • paperogaedintorni ha detto:

      Testimone di Geova: Ciao, possiamo scambiare qualche parola su Dio?
      Io di solito sono accomodante, mi lascio solo dare il volantino per metterlo come sottobicchiere, saluto e ringrazio.
      Lei: No grazie. Siamo e resteremo atei.
      Coinvolgendo anche me con un plurale maiestatis che grida vendetta all’art. 19 Cost.

      Ragazzo che vende gadget per la presunta associazione benefica: “Ciao, tieni”. E mi dà il gadget in mano. Io lo ringrazio e me ne vado. Mi insegue per venti metri, prima di farsi ridare la roba. Tu che sei avvocato vero, non era una donazione di modico valore a tutti gli effetti?

  5. Campanellino77 ha detto:

    Assolutamente sì.
    La prossima volta corri.

    Ho sempre sognato di creare un precedente giurisprudenziale in tal senso.

  6. Iniquo ha detto:

    Scena 1
    Poverino: Ciao, c’è una festa…
    Iniquo: Auguri.
    Poverino: eh ma non prendermi in giro…

    Scena 2
    Truffatricedimerda: tieni questo è per la lotta all’Aids…
    Iniquo: non mi interessa.
    Truffatricedimerda: eh ma te l’ho infilato nello zaino…
    Iniquo in ritardo con ombrello e incazzatura andante: ora vediamo e se non è vero sei una poveraccia…
    [verifica dell’assenza della spilletta di merda]
    Iniquo: pezzente.

    Scena 3:
    Truffatrice: hai qualcosa contro gli ex tossici?
    Iniquo: no, ma non compro niente.
    Truffatrice: ma qualche euro ce l’avrai.
    Iniquo: certo, ma non lo voglio dare a te.
    Truffatrice: ah bravo, bella persona…
    Iniquo: buona giornata.

    Morale:
    gente da tirar sotto con la macchina.

  7. paperogaedintorni ha detto:

    mi piace la tua drasticità, iniquo…

  8. LorenZo ha detto:

    Quando sul marciapiedi o al ristorante mi chiedono se voglio comprare qualcosa (pupazzi, fiori, ananas, fragole) rispondo sempre convinto e serio “non fumo”. E se ne vanno. Miracolo del non-sense :-b
    Poi ho un’altra tecnica per scoraggiare i promoters al semaforo. Mi fermo 10 metri prima di loro. Appena loro si avvicinano alla mia macchina, io avanzo di 10 metri. E loro passano alla vettura dietro la mia, non ritornano indietro. Funziona sempre.

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