
La via che mi ha ospitato per la bellezza di cinque anni, e che mi accingo a lasciare a giorni, è un budello lungo stretto e sovrappopolato. I bravi cittadini con il polso per gli affari hanno ricavato case anche dai garage e dalle cantine, e le affittano non certo a buon mercato agli studenti o immigrati di turno. Che le riempiono, i primi, di amici e alcool con cui giocare ogni sera a fare la vita da universitari spensierati; i secondi invece ci piazzano gioiosamente mogli, figli, parenti, amici di parenti, zii di cugini. Risultato, nella mia via abitano credo almeno 700 persone.
Ecco dunque che, per chi non sa, l’impatto con la mia via è traumatico. Voci, grida, musica, chiacchiericcio, litigate furiose, il tutto in una babele di lingue sconosciute ai più, diventano la colonna sonora della tua giornata, sopratutto in primavera ed estate, quando le finestre sono spalancate e le vite e i cazzi degli altri diventano facilmente conoscibili anche senza tendere l’orecchio come delle comari.
Nella mia via però vige una legge di buon senso sostanzialmente rispettata da tutti, sia da chi il casino lo fa, sia da chi il casino lo subisce: a meno di comportamenti assurdi, tipo musica a palla alle 2 di notte o madornali litigate preludio di omicidi familiari, nessuno si mette a chiamare la polizia o a lamentarsi ad alta voce insultando l’altro. C’è un fil rouge di sostanziale tolleranza che in cinque anni non è mai stato spezzato. Fino all’altro giorno.
Sotto casa mia si sono trasferiti un paio di mesi fa una giovane coppia dalla tipica aria scoppiata, poco più che ventenni, di quelli che lombrosianamente ti accorgi subito che non sono altro che dei coglioni cotti e mangiati. Lui sembra Pisellino di Braccio di Ferro, con in più un cappello da baseball che non toglie credo neanche quando va a letto, probabilmente nascondendo una inquietante alopecia a scacchiera. O una lobotomia. Lei è una simil dark dall’aria ovviamente incazzata, che sbatte porte e portoni e si muove a scatti sbuffanti.
Nulla mischiato con niente, ho detto tutto.
Davanti al mio condominio, italianissimo e finto per bene, c’è un condominio di vecchi pensionati abbastanza mal messi, prostitute sudamericane ed una famigliuola di rifugiati politici che sforna un figlio all’anno. Questi ultimi parlano una strana lingua mista ad un italiano fluente, non capisco da dove vengano e come si mantengano, visto che passano tutto il giorno in casa. Fatto sta che, grazie ai tripli vetri delle loro finestre, non li si sente per 9 mesi all’anno. Quando aprono le finestre, però, si rovesciano sulla via le vicende quotidiane di una madre grassa e nervosa, in perenne crisi isterica, che catechizza, sgrida, picchia, accarezza le proprie figliuole senza soluzione di continuità. Ovviamente, essendo una donna passionale, oltre che dalla prolificità quasi conigliesca, non si trattiene dal manifestare i suoi stati d’animo, letteralmente sbattendoli in faccia all’intera via che assiste silenziosa a questa sorta di Casa Vianello in versione extracomunitaria.
Io, dopo un primo momento di smarrimento, ho imparato anzi ad apprezzare le loro vicende quotidiane, ho visto crescere quelle bambine, la più grande delle quali ha ormai quasi sette anni, e dalla finestra di casa mi sono spesso messo a guardare quel monolocale mal messo, pieno di separè, in cui questa famiglia ha organizzato il proprio menage. Ho visto e sentito il padre raccontare le favole alle figlie quasi dormienti, ho visto la madre menarle come un tappeto persiano dopo aver rotto un vaso, ho visto parenti spiumare e sventrare uno strano animale da cortile prima di cuocerlo. Dalla finestra del mio primo piano, il loro piano terra davanti al mio è stato una sorta di reality giornaliero,che mi ha tenuto compagnia in tutti questi anni.
Ma la coppia di scoppiati non la pensa così, evidentemente. Abitando al piano terra, si sorbiscono Casa Vianello come se fossero in prima fila, e pare che vogliano il rimborso del biglietto. Già da tempo li ho sentito bifonchiare di sotto, minacciare di chiamare i carabinieri, bestemmiare ad alta voce, ma il tutto era rimasto in quei margini. Io stesso, alcune volte, ho maledetto le corde vocali di quella virago. Leggi il seguito di questo post »
Pubblicato da Paperoga 
