
Quando più di dieci anni fa prese forma la mia emigrazione dal fetente paesone pugliese al grande Nord emiliano, arrivai in questa enorme landa (che allora non sapevo essere tanto desolata) con mille aspettative. Aspettative nei confronti dei settentrionali, da me terrone ipercritico della mia gente ritenuti una sorta di razza superiore in quanto a civismo e rispetto del bene pubblico. Aspettative nei confronti del Nord, inteso come country of opportunity, in contrapposizione a quella selvaggia madre che sbrana i suoi figli e che di nome fa Meridione d’Italia.
Sapevo di essere un terrone, e dei probabili pregiudizi settentrionali su questo mio dna che associa tra le altre cose fancazzismo e lassismo, aggressività e permalosità, scusazionismo e piagnisteo. Sapevo anche dell’associazione di idee tra sud e criminalità organizzata, che crea nella mente di chi non è avvezzo alle terrone cose l’idea che dietro ogni meridionale si nascondano chissà quali agganci, anche indiretti, con qualche sottomandamento mafioso.
Ma ero ottimista e ben disposto, e devo dire che le mie origini meridionali questa terra emiliana non me le ha mai fatte pesare manco lontanamente, manco di striscio, a volte solo per puro sfottò, i miei amici sapendomi uno strano meridionale privo di qualsiasi orgoglio fallace dell’esserlo, lontano da permalosità o isterie da tardo brigante.
Una volta però, ed è l’eccezione che conferma la regola, le mie origini meridionali mi sono state fatte pesare e sentire nella gola e anche nel naso, come le caramelle balsamiche Victors. E devo dire che, ne converrete anche voi, nonostante sia stato oggetto di un episodio dirazzismo stupido, sono stato io quello che ci ha guadagnato dalla storia che vi sto per raccontare.
Ero in Emilia da qualche mese appena. Avevo traslocato con una Fiat Uno Van, con targa terrona, di quelle con le grate che non hanno i sedili dietro, macchine per solo uso aziendale, e che io avevo avuto in prestito. Già nelle settimane precedenti avevo avuto delle difficoltà per via della macchina. Un giorno, mi ero ritrovato un adesivo della Lega Nord attaccato vicino alla targa, ma non avevo avuto difficoltà a staccarlo. Più difficile trovare qualcuno che officiasse un rito di purificazione dopo cotanto sfregio, ma alla fine tutto si risolse. Qualche giorno dopo ero fermo ad un semaforo in città, quando mi affianca un signore, che mi chiede se sono un muratore, se mi può chiamare per dei lavori, che voi calabresi siete i muratori migliori, altro che gli emiliani, tutto questo prima che potessi dirgli che no, non ero un muratore, e di imparare bene le targhe automobilistiche, visto che la mia era evidentemente pugliese. Leggi il seguito di questo post »
Pubblicato da Paperoga