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	<title>Paperoga e dintorni</title>
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		<title>Il pianeta delle Tonalità di Colore</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jan 2012 16:39:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paperoga</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho sempre avuto un rapporto semplificato con i colori. La vista del mondo me ne ha sempre restituito, dacchè son nato, una ristretta tavolozza di colori: il nero, il bianco, il rosso, il blu, il giallo, il viola, il verde, il marrone, a volte l&#8217;arancione e il rosa. Questo elenco striminzito non vuol dire che [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=paperogaedintorni.wordpress.com&amp;blog=6051576&amp;post=1975&amp;subd=paperogaedintorni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><a href="http://paperogaedintorni.files.wordpress.com/2012/01/la-tavolozza-di-pannolenci.gif"><img class="alignleft size-medium wp-image-1976" title="la tavolozza di pannolenci" src="http://paperogaedintorni.files.wordpress.com/2012/01/la-tavolozza-di-pannolenci.gif?w=300&#038;h=172" alt="" width="300" height="172" /></a></p>
<p style="text-align:justify;">Ho sempre avuto un rapporto semplificato con i colori. La vista del mondo me ne ha sempre restituito, dacchè son nato, una ristretta tavolozza di colori: il nero, il bianco, il rosso, il blu, il giallo, il viola, il verde, il marrone, a volte l&#8217;arancione e il rosa. Questo elenco striminzito non vuol dire che io abbia problemi a riconoscerli ma, semplicemente, che la mia proverbiale pigrizia incasella qualsiasi cosa io veda all&#8217;interno di quella ossuta griglia.<br />
Ecco dunque che per me non esiste l&#8217;azzurro o il celeste, ma è tutto blu. Non solo, ma il blu vero e proprio, e in generale tutti i colori tendenti allo scuro, spesso vengono fagocitati dal nero. Quando qualcuno sgrana gli occhi e mi dice &#8220;ma come cazzo fai a dire che è nero, non vedi che è blu?&#8221; io impassibile replico che si tratta solamente di un nero più chiaro.<br />
Il grigio, se scuro, per me è marrone. Se è chiaro, è semplicemente bianco. L&#8217;arancione, quando non è impresso su un&#8217;arancia siciliana, ondeggia nella mia testa tra il giallo e il rosso.<br />
Se dunque questo è il punto di partenza, capirete quanto io rimanga disarmato di fronte a quello sconfinato e incomprensibile Pianeta delle Tonalità di Colore.<br />
Un mondo artatamente inventato, tenacemente scolpito, costantemente cesellato e continuamente aggiornato, mutato e diversificato dall&#8217;attività incessante del cervello FEMMINILE.<br />
Per uno come me, per cui blu e nero sono parenti stretti, il grigio è un concetto indimostrato e il marrone ingloba quasi la metà dei colori, sentir parlare di verde acqua o blu cobalto mi ha sempre lasciato irretito, da una parte perchè l&#8217;acqua a casa mia scorre per fortuna trasparente, e dall&#8217;altra perchè non so minimamente che cazzo sia il cobalto.<br />
Alcuni misteri, poi, rimangono insoluti. Cosa è il beige non l&#8217;ho ancora capito, il turchese men che meno, e l&#8217;ocra poi? E&#8217; un pianeta, un animale da cortile, una malattia cardiaca o cosa? E poi il lilla è rosa, non ci sono cazzi. E dannazione, che motivo c&#8217;è per distinguere il blu &#8220;oltremare&#8221; dal blu &#8220;notte&#8221;? Sono entrambi neri, è evidente.<span id="more-1975"></span>Sin da piccolo, quando come tutti avevo i pastelli a spirito e a cera e pastrocchiavo sui fogli fabriano ruvidi, non riuscivo a capire perchè esistesse un &#8220;terra di siena bruciata&#8221;. Ed ho immaginato Siena, almeno fino ai 14 anni, come una città ridotta ad un cumulo di cenere e lamenti di ustionati, prima di scoprire che godeva di buona salute. E quando poi sono stato finalmente nelle terre delle crete senesi, tutto quello che ho visto è stato una infinita ondulata e meravigliosa distesa tinteggiata di marrone.<br />
La frequentazione del mondo femminile, però, dai e vai dai e vai, mi ha costretto a prendere atto dell&#8217;esistenza di alcune variazioni sul tema rispetto alla consacrata e ristretta cerchia dei miei fidati colori. Dopo anni di rifiuti categorici sono arrivato ad ammettere l&#8217;esistenza del rosso porpora, e scricchiola in me la convinzione che tra il blu e il celeste ci sia solo una lieve sfumatura di significato.<br />
Ma i miei progressi in termini di apprendimento della varietà cromatica si sono arrestati di botto qualche giorno fa, in modo traumatico, e mi hanno fatto compiere non uno, ma cento passi indietro.<br />
Per motivi di lavoro mi sono interessato infatti alla conclusione di un contratto di noleggio annuale di un autoveicolo. Una sovraumana ricerca tra varie tipologie mi ha spinto ahimè in un pianeta ben più assurdo di quello femminile delle Tonalità di Colore: Il Pianeta dei Colori delle Macchine.<br />
Di fronte ad un catalogo online di autovetture ogni mia certezza ha vacillato. Anzi, ha vacillato la mia stessa sanità mentale. Non esiste solo un Pianeta delle Tonalità di Colore. Esiste un intero Universo in cui il Primo Pirla si Alza e Spara a Cazzo di Cane un Accostamento, ed Inventa un Colore. Esempi? Mettetevi comodi, durerà a lungo.<br />
Sappiate che esiste un <a href="http://www.vendiauto.com/auto-usate/Fiat-Panda-331288.html">Giallo Ottimista</a> e il <a href="http://500blog.blogspot.com/2007/11/new-fiat-500-in-rosso-sfrontato.html">Rosso Sfrontato</a>, immagino ben diverso dal <a href="http://www.subito.it/auto/fiat-panda-2-serie-lecce-33941408.htm">Rosso Arzillo</a>. L&#8217;Azzurro, che per me è stato già un concetto difficile da afferrare, (ci ho messo anni ed a furia di scuole serali) mica ce n&#8217;è uno solo&#8230;vuoi mica mettere l&#8217;<a href="http://500blog.blogspot.com/2010/07/new-fiat-500-500-c-twinair-azzurro.html">Azzurro Volare</a> con l&#8217;<a href="http://auto.mitula.it/auto/fiat-colore-azzurro-settimo-cielo">Azzurro Settimo Cielo</a>? E il<a href="http://img13.imageshack.us/img13/3070/blubastian.jpg"> Blu Bastian Contrario</a>? Cosa cazzo è?<br />
E il Bianco, unica certezza della mia vita? Il Bianco per definizione è Bianco, no? Ma manco per il cazzo! C&#8217;è il <a href="http://www.alpimodel.com/minichamps/400120574.jpg">Bianco Ghiaccio</a>, il <a href="http://www.auto-sep.com/peugeot-207-hdi-99g-2.jpg">Bianco Banchisa</a> (immagino quanta minchia di differenza ci sia) e anche il <a href="http://www.gruppodiba.it/imgu/05125450561622.jpg">Bianco Bianco</a>,  una sorta di Bianco D.O.C.?<br />
Sono venuto a scoprire che esiste il <a href="http://i36.servimg.com/u/f36/15/06/73/14/foto_f10.jpg">Nero Provocatore</a>, il <a href="http://put.edidomus.it/auto/mondoauto/attualita/foto/152694_7437_big_Panda_Mamy_tre-4_big1.jpg">Mirtillo Monello</a>, Il <a href="http://media02-ak.vivastreet.com/classifieds/b7/f/42265973/large/1.jpg?dt=6ab40fde422968c9df6096950371a7a0">Beige Spumeggiante</a>. E Il Grigio, che per me manco esisteva? Razza di idiota, non sai distinguere il <a href="http://imageshack.us/photo/my-images/98/immagine3w.jpg/sr=1">Grigio Perbene</a> dal <a href="http://www.vendiauto.com/autousate-imgs/701015-Fiat-500.jpg">Grigio Sfrenato</a>, e il <a href="http://imageshack.us/photo/my-images/834/55929163.jpg/sr=1">Grigio Indio</a> dal <a href="http://imageshack.us/photo/my-images/241/02mm7.jpg/sr=1">Grigio Stromboli</a>?<br />
E poi, anche ammessa a calci l&#8217;esistenza del Grigio, possiamo metterci dentro anche l&#8217;argento, no? Ma manco per niente, perchè esiste l&#8217;Argento Iridio e l&#8217;Argento Palladio e sarebbe un sacrilegio confonderli.<br />
Riguardo poi al Blu Canvasite e al Grigio Alabandite, nonchè al Marrone Cuprite, Nero Magnetite, Blu Indigolite, Grigio Tenorite e Marrone Cuprite, beh, anzitutto andateveli a vedere da soli che mi sono rotto la minchia di linkare, e poi la sola certezza che ho è che siano usciti da un brain storming svoltosi durante un rave party a base di droghe sintetiche svoltosi nella notte di un solstizio d&#8217;estate in un ospedale psichiatrico solo parzialmente abbandonato.<br />
Chiuso il catalogo, ho deciso di tornare all&#8217;antico. Fanculo al Bordeaux e al Grigio Perla, al diavolo il Verde oliva e il Fucsia, il Grigio Ferro e anche Tiziano Ferro.<br />
Quei pochi colori elencati all&#8217;inizio, prodotto chissà se della mia pigrizia, della mia natura semplice o del mio daltonismo nascosto, continueranno a guidarmi nel mondo, e al culo tutto il resto.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/paperogaedintorni.wordpress.com/1975/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/paperogaedintorni.wordpress.com/1975/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/paperogaedintorni.wordpress.com/1975/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/paperogaedintorni.wordpress.com/1975/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/paperogaedintorni.wordpress.com/1975/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/paperogaedintorni.wordpress.com/1975/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/paperogaedintorni.wordpress.com/1975/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/paperogaedintorni.wordpress.com/1975/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/paperogaedintorni.wordpress.com/1975/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/paperogaedintorni.wordpress.com/1975/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/paperogaedintorni.wordpress.com/1975/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/paperogaedintorni.wordpress.com/1975/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/paperogaedintorni.wordpress.com/1975/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/paperogaedintorni.wordpress.com/1975/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=paperogaedintorni.wordpress.com&amp;blog=6051576&amp;post=1975&amp;subd=paperogaedintorni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Il Ponte dei Morti Viventi</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 18:22:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paperoga</dc:creator>
				<category><![CDATA[Paperoga globetrotter]]></category>

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		<description><![CDATA[Avvertenza: post leggermente fuori sincrono temporale. Durante il weekend novembrino dedicato dalla gente al culto dei santi, alla cura dei morti e al girare per le vie coi bambini vestiti da carnevale fuori stagione (fossero passati sotto casa mia, alla domanda &#8220;dolcetto o scherzetto&#8221; avrei scelto l&#8217;opzione&#8221;pece bollente&#8221;, prontamente calata dall&#8217;alto della mia ex fortezza [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=paperogaedintorni.wordpress.com&amp;blog=6051576&amp;post=1970&amp;subd=paperogaedintorni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><a href="http://paperogaedintorni.files.wordpress.com/2012/01/tre-allegri-ragazzi-morti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1972" title="tre-allegri-ragazzi-morti" src="http://paperogaedintorni.files.wordpress.com/2012/01/tre-allegri-ragazzi-morti.jpg?w=218&#038;h=300" alt="" width="218" height="300" /></a></p>
<p style="text-align:justify;"><em>Avvertenza: post leggermente fuori sincrono temporale.</em></p>
<p style="text-align:justify;">Durante il weekend novembrino dedicato dalla gente al culto dei santi, alla cura dei morti e al girare per le vie coi bambini vestiti da carnevale fuori stagione (fossero passati sotto casa mia, alla domanda &#8220;dolcetto o scherzetto&#8221; avrei scelto l&#8217;opzione&#8221;pece bollente&#8221;, prontamente calata dall&#8217;alto della mia ex fortezza di marzapane), in quel week end dicevo, il sottoscritto ha scaraventato Sunofyork a Bari e aderito ad una proposta di pseudo zingarata per soli uomini proposta dall&#8217;Altro Bonzo, e inoltrata anche ai due miei ex compari di dottorato, Uno dei Due Bonzi e U&#8217; Prufissuri.</p>
<p style="text-align:justify;">Destinazione, l&#8217;amena casetta al mare dell&#8217;Altro Bonzo in quel delle Marche, con la prospettiva di ammazzarsi dal bere e dal mangiare. Non certo dal ridere, perchè, come questa veloce carrellata dimostrerà, la vitalità e il giovanilismo non eccellono certo in questa mal messa accozzaglia di trentenni avvocati nevrotici, allampanati ricercatori universitari e misantropi funzionari pubblici. E chi si aspetta il racconto di una 4 giorni di trasgressioni, liberatori danneggiamenti di pubbliche proprietà, poderosi scherzi molesti alla collettività, champagne sorseggiato dagli ombelichi di procaci spogliarelliste, corse in auto contromano sulla A14 in pieno coma etilico, beh, deve sapere chi veramente sono i 4 morti viventi che hanno popolato le Marche in quel trascorso novembre.</p>
<p style="text-align:justify;">1) Il primo morto vivente: l&#8217;Altro Bonzo.<br />
Colui che ci ospita, come educazione vuole, è il primo a dover essere crudelmente sputtanato. Ci accoglie in una casa caruccia caruccia ma che dopo due minuti scopriamo essere oggetto di un mostruoso decalogo di regole destinato ad aumentare a dismisura coi giorni: non appoggiare le porte ai muri per evitare segni, mettere un lenzuolo sotto il divano letto per evitare graffi, togliersi le scarpe prima di entrare, eccheduecoglioni! Dopo un giorno ci aggiravamo per la casa terrorizzati dal poter fare qualche cazzata. Io, ad esempio, ho usato un asciugacapelli e poi ho curato di arrotolare i fili con precisione chirurgica e maniacale che manco un gerarca nazista, in modo da lasciare tutto ordinato e preciso. L&#8217;avessi mai fatto, mi ha piantato un casino che così si rompe, che i collegamenti elettrici saltano, che l&#8217;apparecchio va in corto, che la casa si incendia, e che il mondo va a puttane&#8230;<br />
Cicerone di ottima qualità, ci ha portato a spasso per le Marche raccontandoci di arte e cultura, di storia e pettegolezzi con dovizia di particolari e chissà quante puttanate inventate al momento.Si è immedesimato così tanto nella civiltà marchigiana del &#8217;400-&#8217;500 da perdere lievemente il controllo di sè, ritenendosi nipote legittimo di Federico da Moltefeltro (che chiamava affettuosamente Zio Fede&#8230;) e decantandoci il palazzo ducale urbinate come se fosse casa sua (e quindi anche qui abbiamo dovuto stare attenti a non rigare il pavimento o ad appoggiarci ai muri)<br />
Unico uomo al mondo a prendere un thè caldo il 15 agosto in Salento, l&#8217;Altro Bonzo ci fa fatto però assaggiare il meglio della cucina marchigiana, tra cataste di costine di agnello, quintali di maccheroncini all&#8217;uovo, secchiate di fritti all&#8217;italiana, olive all&#8217;ascolana come grani di un rosario infinito, fino a che saturazione delle arterie non è sopraggiunta.<br />
Scarsissimo giocatore di risiko, ci ha deliziato di un pigiama a quadrettini di rara ed antica bruttezza, autentico anticoncezionale fatto in casa, che nella mia immaginazione ho sempre fatto indossare al padre dei fratelli karamazov.<span id="more-1970"></span></p>
<p style="text-align:justify;">2) Il secondo morto vivente: U&#8217; Prufissuri<br />
Siculo come il pane cunzato di Scopello, autore di bibliotecate di libri sugli argomenti più ostici e noiosi della storia dell&#8217;umanità, faccia da dirottatore di aerei per fini religiosi, il nostro dotto amico ci ha fatto dono della sua presenza discreta. Abilissimo giocatore di Risiko, quasi inumano nel ridicolizzare i suoi avversari, aggredendoli come una iena senz&#8217;anima, bevitore di alcool in quantità ma secco come una merdosa acciuga lo possino cecà, è meno gradevole quando decide di farci ascoltare De Andrè in genovese provvedendo ad una interminabile traduzione in simultanea che lo avrei precipitato fuori dalla macchina a calci se non avesse smesso qualche secondo prima. Notevole, infine, il suo pigiama a righe da carcerato in stile Sing Sing.</p>
<p style="text-align:justify;">3) Il terzo morto vivente: Uno dei Due Bonzi.<br />
Testa lucida come una Sfera del Drago, guida sportiva da emiliano medio ma incline ad abominevoli colpi di sonno, il Bonzo si contraddistingue anche per una esagerata resistenza alle molestie a sfondo omosessuale, reagendo in modo sguaiatamente omofobo ad ogni tentativo di brutale seduzione forzata operata da chicchesia. Capace di passare nel giro di un nanosecondo da una lunghissima e pallosissima considerazione sui punti di contatto tra il messianismo mahdista e quello ebraico sefardita ad un più prosaico apprezzamento del &#8220;culo delle negre&#8221;, il Bonzo è decisamente un individuo incline alla psicopatia. Prova ne è il suo tentativo di mangiare le olive con forchetta e coltello, separandone la polpa dal nocciolo a colpi precisi di posate manco fossimo alla mensa dell&#8217;Accademia Militare. Nominato &#8220;peggior giocatore di Risiko dell&#8217;intero sistema solare&#8221; con tanto di certificato incorniciabile a piacimento, e troppo precipitoso nel deridere i pigiami degli altri tre, ha sfoggiato per la notte una maglietta da college del Midwest, che copriva maldestramente un paio di boxer aderenti che sembravano appena usciti dal set di un film porno particolarmente movimentato.</p>
<p style="text-align:justify;">4) Il 4 morto vivente: Paperoga.</p>
<p style="text-align:justify;">Il solito pesantissimo, silenziosissimo, burberissimo compagno di viaggio, capace di dispensare insulti sarcasmo morte e distruzione, di ingurgitare litrate di vino e di resistere a Risiko alla hitleriana furia del Prufissuri fino alle 5 di mattina. Appena tollerante nei confronti dell&#8217;Altro Bonzo, per lo meno per doveri di pelosa ospitalità, e timoroso e rispettoso dell&#8217;immane cultura del Prufissuri, cionondimeno non ha avuto pietà di Uno dei due Bonzi, probabilmente l&#8217;essere umano da lui più bersagliato di contumelie nell&#8217;arco della sua vita, con la sola eccezione forse del medico che tempo fa gli fece la visita urologica.<br />
Pigiama a righe orizzontali, pantaloni fin quasi sopra l&#8217;ascella per paura di prendere freddo, testimonia sempre con orgoglio tutti i suoi 60anni mentali.</p>
<p style="text-align:justify;">Considerazioni finali.</p>
<p style="text-align:justify;">Momento di maggiore brio del viaggio: una interminabile passeggiata sul lungomare di San Benedetto del Tronto sferzato dalla tramontana.<br />
Momento di maggiore trasgressione del viaggio: un sorpasso in autostrada senza mettere la freccia.<br />
Momento di maggiore sforzo fisico: una partita a biliardino conclusa tra l&#8217;altro non senza fiatone.</p>
<p style="text-align:justify;">Riflessione post-viaggio:<br />
Se Leopardi fosse stato ancora vivo e ci avesse incontrato per le vie di Recanati, vedendoci si sarebbe probabilmente grattato le palle.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/paperogaedintorni.wordpress.com/1970/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/paperogaedintorni.wordpress.com/1970/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/paperogaedintorni.wordpress.com/1970/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/paperogaedintorni.wordpress.com/1970/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/paperogaedintorni.wordpress.com/1970/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/paperogaedintorni.wordpress.com/1970/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/paperogaedintorni.wordpress.com/1970/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/paperogaedintorni.wordpress.com/1970/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/paperogaedintorni.wordpress.com/1970/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/paperogaedintorni.wordpress.com/1970/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/paperogaedintorni.wordpress.com/1970/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/paperogaedintorni.wordpress.com/1970/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/paperogaedintorni.wordpress.com/1970/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/paperogaedintorni.wordpress.com/1970/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=paperogaedintorni.wordpress.com&amp;blog=6051576&amp;post=1970&amp;subd=paperogaedintorni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Il Decalogo del Sacro Risparmio Casalingo</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 16:18:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paperoga</dc:creator>
				<category><![CDATA[Le paturnie di Paperoga]]></category>

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		<description><![CDATA[Utile memento a me e a chi so io che, se seguito alla lettera, potrà apportare significativi risparmi alle casse familiari, ed evitare furibonde litigate con lancio di piatti, coltelli, mobili e fioriere. 1) Ogni volta che si esce da una stanza lasciando la luce accesa, muore un panda in Cina. 2) La lavatrice si [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=paperogaedintorni.wordpress.com&amp;blog=6051576&amp;post=1963&amp;subd=paperogaedintorni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><a href="http://paperogaedintorni.files.wordpress.com/2012/01/risparmio.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1964" title="Risparmio" src="http://paperogaedintorni.files.wordpress.com/2012/01/risparmio.jpg?w=300&#038;h=224" alt="" width="300" height="224" /></a></p>
<p style="text-align:justify;"><em>Utile memento a me e a chi so io che, se seguito alla lettera, potrà apportare significativi risparmi alle casse familiari, ed evitare furibonde litigate con lancio di piatti, coltelli, mobili e fioriere.</em></p>
<p style="text-align:justify;">1) Ogni volta che si esce da una stanza lasciando la luce accesa, muore un panda in Cina.<br />
2) La lavatrice si mette in funzione dopo le 19. Piscerò personalmente su ogni capo lavato sfruttando la sanguinosissima tariffa mattutina, e la mia rugiada color paglierino laverà l&#8217;onta del sovrapprezzo pagato.<br />
3) La prima cosa da fare appena svegliati è tirar su la serranda e ringraziare chi di dovere per la luce gratis che ci è concessa. Ripetere l&#8217;azione in tutte le altre stanze. Ogni volta che si vaga di giorno per una casa a serrande abbassate e luce accesa, un iceberg  si distacca dalla banchisa polare e finisce addosso ad una ventina di pinguini inermi provocando una strage.<br />
4) L&#8217;acqua è eterna? NO. Perchè la doccia dovrebbe esserlo? Allo scadere del 9° minuto consecutivo di acqua a palla, un coccodrillo è autorizzato ad uscire dall&#8217;attiguo gabinetto.<br />
5) Lavarsi i denti con l&#8217;acqua che scorre a garganella, in un mondo perfetto, dovrebbe essere punito con la catapulta. Ma mi accontenterei dell&#8217;estrazione forzata di un dente ogni volta che capita. Alla 32° estrazione, in regalo una più economica dentiera.<br />
6) Il riscaldamento centralizzato è un abominio che grida vendetta a Cristo. Pagare di tasca propria migliaia di euro per curare i reumatismi dei vicini è una crudeltà che solo Hitler o Stalin avrebbero meritato. Certo non io. Ma visto che ce lo siamo beccati, su acqua e luce bisogna instaurare un ferreo consumo da carcerati.<br />
7) In una casa in affitto arredata in cui ci si resterà presumibilmente solo un annetto, il bugdet per personalizzarla è pari a 4,50 euro.<br />
8) Ogni volta che si lascia un Led rosso acceso, un visone viene scuoiato vivo da un cacciatore in Canada.<br />
9) I buoni pasto non sono premi vinti con i punti dell&#8217;Esselunga, ergo vanno spesi con saggezza senza sentirsi Pretty Woman con in mano la carta di credito di Richard Gere. Per ogni bene voluttuario comprato con un buono pasto in un impeto di shoppingmania, un bimbo indiano viene costretto a cucire palloni a Bombay.<br />
10) Uscendo da casa controlla di aver spento lo spegnibile. Per ogni luce accesa dimenticata, la profezia Maia si accorcia di un mese.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/paperogaedintorni.wordpress.com/1963/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/paperogaedintorni.wordpress.com/1963/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/paperogaedintorni.wordpress.com/1963/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/paperogaedintorni.wordpress.com/1963/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/paperogaedintorni.wordpress.com/1963/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/paperogaedintorni.wordpress.com/1963/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/paperogaedintorni.wordpress.com/1963/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/paperogaedintorni.wordpress.com/1963/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/paperogaedintorni.wordpress.com/1963/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/paperogaedintorni.wordpress.com/1963/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/paperogaedintorni.wordpress.com/1963/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/paperogaedintorni.wordpress.com/1963/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/paperogaedintorni.wordpress.com/1963/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/paperogaedintorni.wordpress.com/1963/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=paperogaedintorni.wordpress.com&amp;blog=6051576&amp;post=1963&amp;subd=paperogaedintorni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Risparmio</media:title>
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		<title>La notte che morì Babbo Natale</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Dec 2011 10:41:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paperoga</dc:creator>
				<category><![CDATA[I ricordi di Paperoga]]></category>
		<category><![CDATA[La grande famiglia dei Paperi]]></category>

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		<description><![CDATA[Chi mi conosce di persona, considerando la mia misantropia sottesa ad un sostanziale cinismo e ad uno spirito improntato ad un ferreo riduzionismo non immune da sarcasmo, potrebbe ben immaginare che io appartenga a quella folta schiera di persone che odia il Natale. Niente di più falso. Il Natale è il periodo più rilassante dell&#8217;anno. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=paperogaedintorni.wordpress.com&amp;blog=6051576&amp;post=1954&amp;subd=paperogaedintorni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><a href="http://paperogaedintorni.files.wordpress.com/2011/12/logo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1957" title="logo" src="http://paperogaedintorni.files.wordpress.com/2011/12/logo.jpg?w=300&#038;h=169" alt="" width="300" height="169" /></a></p>
<p style="text-align:justify;">Chi mi conosce di persona, considerando la mia misantropia sottesa ad un sostanziale cinismo e ad uno spirito improntato ad un ferreo riduzionismo non immune da sarcasmo, potrebbe ben immaginare che io appartenga a quella folta schiera di persone che odia il Natale.</p>
<p style="text-align:justify;">Niente di più falso. Il Natale è il periodo più rilassante dell&#8217;anno. Una giusta alchimia di ferie, freddo intenso fuori, film a profusione in tv, pranzi luculliani dove sfilano carni pregiate d&#8217;aromi d&#8217;oriente e dove il vino fruscia in calici finemente screziati. E devo dire che quella sottile, finta e ipocrita aria carica di magia artificiale fatta di luci colorate, regali inutili ed auguri farlocchi, non riesce a disturbare il mio umore tendenzialmente garrulo e pacificato. Seduto sulla poltrona, col caffè caldo preparato dal babbo, dolci a portata di mano ed un sapido odore di cibo che si va cucinando, appollaiato davanti ad un film o ad un videogioco, nessun Grinch può riuscire a rubarmi il Natale.</p>
<p style="text-align:justify;">Questo prevedibile e conformista atteggiamento borghese nei confronti del Natale deriva in realtà da un&#8217;infanzia in cui il Natale ha avuto per lunghi anni aspetti magificati, un sogno ad occhi aperti di 15 giorni di vacanze dove regnavano incontrastati Babbo Natale e la Befana.</p>
<p style="text-align:justify;">Ho creduto all&#8217;esistenza di codeste figure mitologiche fino all&#8217;età di 9 anni, credo, forse anche 10. La mia furia iconoclasta si è sviluppata solo in seguito, ma a quell&#8217;età figure di autorità come quelle erano oggetto di una assoluta e acritica devozione. Insomma ero un dannato babbeo.</p>
<p style="text-align:justify;">D&#8217;altronde, avevo anche le prove della loro esistenza. Su Babbo Natale avevo una lettera scritta di suo pugno, quando un anno io e i miei fratelli scoprimmo nello scantinato, due giorni prima di Natale, tutti i regali che avevamo chiesto a Sua Babbità, non ancora incartati. Stupefatti come beccaccioni, ignari come polli, corremmo dai nostri genitori a comunicare l&#8217;incredibile scoperta. Loro confiscarono i regali, dicendo che Babbo Natale si sarebbe molto arrabbiato, e che quindi avrebbero restituito tutto al barbuto postino prima che fosse troppo tardi. Il giorno dopo ricevemmo una lettera scritta con una strana calligrafia femminile quasi materna, in cui il ciccione vestito di rosso spiegava che, dovendo consegnare in una sola notte tutti i regali del mondo, si era portato avanti col lavoro. Da bravi gonzi abboccammo all&#8217;amo, e il Natale fu salvo.<span id="more-1954"></span></p>
<p style="text-align:justify;">La Befana, poi, l&#8217;avevo vista di persona qualche tempo prima, lo giuro sul canguro. Un pomeriggio da mia nonna io e i cugini apprendemmo che sarebbe arrivata la Befana a portarci calze e doni. Proprio a casa di mia nonna, il 6 gennaio. Un vero onore. Nonna e zie ci raccomandarono però che, quando fosse arrivata, non bisognava assolutamente nè toccarla nè parlarle. Ci avrebbe dato i regali, benedetto come San Pietro, e poi via. Il rischio, toccandola, era che scomparisse. Arrivata che fu la vecchia bacheca, preceduta dal campanello, ci trovammo di fronte una vecchia avvizzita con scialle nero, scopa d&#8217;ordinanza, e una gonna marrone e lisa. Il volto, nascosto parzialmente da un velo, era pesantemente truccato. Emozionati com&#8217;eravamo, nessuno oso nè toccarla nè rivolgerle la parola. Incassammo ingordi i regali, ed emozionati la vedemmo andar via.</p>
<p style="text-align:justify;">Fu l&#8217;apoteosi della magia natalizia. Un anno dopo, solleticato da alcuni lievissimi sospetti instillati da inumani compagni di scuola, da frasi sibilline del tipo &#8220;Guarda che Babbo Natale non esiste, sono i tuoi genitori, basta che rimani sveglio dopo mezzanotte e li vedrai mettere i regali&#8221;, una notte feci finta di addormentarmi, scesi le scale e arrivai al soggiorno dove c&#8217;era l&#8217;albero. Sentii rumori di scatole, dialoghi sottovoce, e vidi distintamente il gatto e la volpe sistemare i regali. Fu la notte che morì Babbo Natale. La Befana seguì di qualche giorno, con lo stesso sistema di pedinamento. Eppure l&#8217;avevo vista un anno prima, di persona. Come no. Avessi saputo che dietro quei vestiti, quel velo, quel cerone e quella parrucca c&#8217;era mio padre, avrei avuto bisogno di uno psichiatra infantile.</p>
<p style="text-align:justify;">Di delusioni, di universi demagificati, di fine delle illusioni ne ho vissute già abbastanza. Lasciatemi vivere in pace questi rimasugli della magia che fu, e andate a rompere i coglioni da un&#8217;altra parte.</p>
<p style="text-align:justify;">
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/paperogaedintorni.wordpress.com/1954/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/paperogaedintorni.wordpress.com/1954/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/paperogaedintorni.wordpress.com/1954/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/paperogaedintorni.wordpress.com/1954/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/paperogaedintorni.wordpress.com/1954/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/paperogaedintorni.wordpress.com/1954/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/paperogaedintorni.wordpress.com/1954/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/paperogaedintorni.wordpress.com/1954/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/paperogaedintorni.wordpress.com/1954/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/paperogaedintorni.wordpress.com/1954/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/paperogaedintorni.wordpress.com/1954/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/paperogaedintorni.wordpress.com/1954/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/paperogaedintorni.wordpress.com/1954/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/paperogaedintorni.wordpress.com/1954/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=paperogaedintorni.wordpress.com&amp;blog=6051576&amp;post=1954&amp;subd=paperogaedintorni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Promenade en Provence. 1. Il viaggio</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Oct 2011 14:56:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paperoga</dc:creator>
				<category><![CDATA[Paperoga globetrotter]]></category>

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		<description><![CDATA[La versione di Paperoga. Dopo una aperta e democratica consultazione, io e Sunofyork abbiamo deciso di passare una settimana in Provenza verso la fine di settembre. Io ho proposto la zona, la Provence Vert, sotto le Gole del Verdon, lei ha scelto la casetta di campagna che ci avrebbe ospitato. (ricordatevi chi ha scelto la [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=paperogaedintorni.wordpress.com&amp;blog=6051576&amp;post=1948&amp;subd=paperogaedintorni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align:justify;"><a href="http://paperogaedintorni.files.wordpress.com/2011/10/prestito_auto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1949" title="prestito_auto" src="http://paperogaedintorni.files.wordpress.com/2011/10/prestito_auto.jpg?w=300&#038;h=285" alt="" width="300" height="285" /></a></div>
<div style="text-align:justify;"><em>La versione di Paperoga</em>.</div>
<div style="text-align:justify;">Dopo una aperta e democratica consultazione, io e Sunofyork abbiamo deciso di passare una settimana in Provenza verso la fine di settembre. Io ho proposto la zona, la Provence Vert, sotto le Gole del Verdon, lei ha scelto la casetta di campagna che ci avrebbe ospitato. (ricordatevi chi ha scelto la casa, quando leggerete il capitolo 3).</div>
<div style="text-align:justify;">L&#8217;organizzazione del viaggio ha messo in luce la profonda e opposta filosofia di vita che guida le nostre due esistenze.</div>
<div style="text-align:justify;">Secondo Paperoga un viaggio va organizzato con tutti i sacri crismi, dal controllo livelli della macchina, all&#8217;individuazione del benzinaio meno caro, al caricamento delle pile della macchina fotografica all&#8217;acquisto di beni di necessità e urgenza, che siano cerotti, torce, candele, pasta, mappe, caffè italiano, moka italiana, dizionario, un rotolo di carta igienica di emergenza, ombrello, kit di emergenza per forature, contenitori termici per acquisto cibo locale, ecc. ecc.</div>
<div style="text-align:justify;">Secondo Sunofyork basta mettere dentro alla rinfusa qualche kilonata di vestiti dentro alla valigia, comprarsi un nuovo costume da bagno e partire allegramente all&#8217;avventura.</div>
<div style="text-align:justify;">Per il viaggio avevo anche preparato alcuni cd ad hoc, come l&#8217;intera discografia dei REM appena disciolti, un Greatest Hits degli Smiths, oltre alle centinaia di cd sparsi in macchina e recanti il marchio dylaniano.</div>
<div style="text-align:justify;">Ordunque partiamo un sabato mattina, secondo l&#8217;orario da me prefissato, altrimenti Sunofyork sarebbe rimasta tranquillamente spaparanzata a guardarsi Real Time. Un viaggio molto gradevole, che percorrendo in direzione nord lasciava l&#8217;Emilia per il Pavese, l&#8217;Alessandrino e poi passando a distanza di sicurezza sopra Genova rimpiombava sulla Riviera Ligure in direzione Ventimiglia.</div>
<div style="text-align:justify;">In tutto questo, la guida salda sicura senza scosse e votata al risparmio energetico di Paperoga, e come musica i cd preparati mostravano di essere apprezzati dalla pulzella.</div>
<div style="text-align:justify;">Con qualche precisazione dovuta al fatto che Sunofyork ha la pazienza e la costanza di un tarantolato.</div>
<div style="text-align:justify;">Scoperti i Rem, Sunofyork squittiva dalla felicità e subito infornava con violenza il cd nell&#8217;apposita fessura. Io le facevo notare col ditino che la discografia andava ascoltata in modo filologicamente corretto, dal primo all&#8217;ultimo album senza saltare una canzone. Lei mi spernacchiava e si sceglieva le sue canzoni. Dopo un&#8217;oretta di ascolto, Sunofyork scagliava il cd quasi fuori dal finestrino, accompagnando l&#8217;inconsulta azione con un &#8220;Basta co sti cazzo di REM, meno male che si sono sciolti!&#8221;. Passavamo agli Smiths, che duravano ancora meno, con Sunofyork che ascoltava le canzoni per tre secondi e poi le cambiava come si masticano e si sputano i chewingum quando perdono l&#8217;iniziale sapore zuccherino.</div>
<div style="text-align:justify;">Il viaggio, nonostante le paturnie uterine della giovincella, filato liscio in 5 ore e mezzo, con una sola sosta in un autogrill del pavese preso d&#8217;assalto da decine di turisti zombie tedeschi, che mi hanno tenuto il culo incollato alla fila per 20 minuti mentre acquistavano e mangiavano qualsiasi schifezza salata e/o dolce coi visi sporchi di sugo o gelato.</div>
<div style="text-align:justify;">Ma poi il confine, una lunga galleria e poi Mentone. Siamo in Francia. Te ne accorgi perchè la corsia di mezzo dell&#8217;autostrada non è più occupata da decine di italici mentecatti, perchè non ci sono più lavori in corso, e perchè gli autogrill ti segnalano prezzi della benzina più bassi di circa 25 centesimi al litro. Si lascia l&#8217;Italia, on arrive en France.</div>
<div style="text-align:justify;">E&#8217; l&#8217;inizio del dramma linguistico per Sunofyork.<span id="more-1948"></span></div>
<div style="text-align:justify;"><em>La versione di Sunofyork.</em></div>
<p style="text-align:justify;">Affrontare un viaggio in macchina con Paperoga, è sempre un’esperienza surreale.  Ricordavo perfettamente l’ultima calata al sud per le ferie estive, di notte, con me svenuta al posto passeggero che mi risvegliavo di tanto in tanto, lo vedevo intento ad ascoltare Radio Radicale, e decidevo istantaneamente di ripiombare in coma pur di non sorbirmi quella noia mortale, quindi non si può di certo dire  che non fossi consapevole di ciò che mi attendeva.</p>
<p style="text-align:justify;">Decidiamo di partire, destinazione Provenza. Un po’ più vicina della nostra Puglia, ciò non toglie che sia comunque il caso di fare una raccomandazione<em>. Porta dei cd, non le tue solite rotture di palle pseudointellettuali!</em>. Lui, tutto uno squittire di gioia, mi sorride e mi dice rassicurante, <em>certo, penso a tutto io</em>. (N.B. Questa è una frase che ultimamente mi dice sin troppo spesso e che sta iniziando a inquietarmi come poche altre cose al mondo).</p>
<p style="text-align:justify;">Arriva il giorno della partenza, la Grande Mente di Paperoga ha veramente pensato a tutto, anche a come incastrare i bagagli (4 lui, 2 io) in macchina con la precisione di un campione mondiale di tetris. Ma, per l’appunto, l’ha solo <em>pensato</em>. Poi s’è seduto sul divano col Mac sulle ginocchia (se un giorno ci sarà un’iconografia di Paperoga, state sicuri che verrà ritratto così) e ha atteso placido l’arrivo di due braccia – le mie – per attuare il suo piano geniale, dandomi delle dritte essenziali del tipo <em>quello incastralo sotto il sedile, quello ruotalo, le tue valigie non ci stanno, impilale, oppure butta il tuo borsone delle scarpe</em> (!). Quindi, soddisfatto delle sue trovate, si mette al posto di guida guardando l’orologio manco fosse Furio, mentre io ormai, trafelata, sudata e esaurita, ho bisogno di una vacanza di due mesi anziché di una settimana per riprendermi dallo stress.</p>
<p style="text-align:justify;">Ciò nonostante, l’idea della vacanza con Paperoga mi piace, e pure tanto, quindi mi asciugo la fronte con un fazzoletto che trovo sul cruscotto (<em>ma no, che fai, sarà pieno di batteri fecali!)</em>, mi tolgo le scarpe (<em>e dai, il tappetino è impolverato, ti sei appena fatta la doccia</em>), faccio indietro il sedile (<em>non ti muovere, dietro il tuo sedile abbiamo incastrato il giò style con la spesa, ora lo rompi!</em>), distendo le gambe (<em>stai composta!)</em> e mi accingo a godermi il viaggio con la guida di Paperoga, sempre esasperantemente sotto il limite di velocità.</p>
<p style="text-align:justify;">Comunque è tutto sotto controllo, si chiacchiera serenamente, ogni tanto tento ti staccargli l’orecchio per scherzo, lui ogni cinque minuti si fa prendere da tic nervosi, movimenti a scatto, cigolii inconsulti, strani indizi che farebbero pensare alla Tourette se non lo conoscessi in tutto il suo fulgore di nevrotico conclamato. Siamo ancora prima della frontiera quando decido che è ora di ascoltare un po’ di musica. Ora, va fatta una premessa. Paperoga funziona per monografie. Se gli piace un musicista o uno scrittore o un regista, deve ascoltare/leggere/vedere l’opera omnia del musicista, scrittore, regista. Non esiste il concetto di “disco/libro/preferito”. Non a caso in macchina ha l’intera discografia di Dylan, che, ok, lo amiamo alla follia, ma ha fatto una cinquantina di dischi, e non è il massimo da sentire per ore e ore di fila. Per me è un po’ diverso. Soprattutto in macchina, se non guido, ho bisogno di ascolti più disimpegnati, di fare avanti e indietro tra le tracce fino a beccare la canzone che non sentivo da tanto e che, una  volta beccata, diventa quasi un regalo. Apriti cielo. Paperoga mi passa la discografia dei REM, uno dei miei gruppi preferiti di sempre, annunciandomi solenne che un ascolto filologicamente corretto prevede che si ascoltino tutte le tracce di tutti i dischi che lui ha masterizzato in ordine cronologico. Io rido, poi capisco che è serio, cerco di non pensare al fatto che sto con un maniaco che probabilmente mi seppellirà nel bosco circostante la nostra casetta provenzale – ma mi riprometto comunque di mandare ad amici e familiari le coordinate gps una volta arrivata, perché possano darmi degna sepoltura – e poi, al quarto ascolto di Imitation of life (ovviamente la discografia include anche molti Best of), mentre lui canta a squarciagola ormai da tre ore, impazzisco, tolgo il cd, reprimo l’istinto di spezzarlo coi denti, e ne metto un altro.</p>
<p style="text-align:justify;">“Canzoni italiane”, si chiama. <em>Sarà una compilation</em>, penso dentro di me. Almeno sarà una roba varia.</p>
<p style="text-align:justify;">E invece è la discografia di Battiato. E quindi, sulle note di Caffè della Paix, con un Paperoga in solluchero e una me scoglionata come non mai, arriviamo a Barjols.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/paperogaedintorni.wordpress.com/1948/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/paperogaedintorni.wordpress.com/1948/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/paperogaedintorni.wordpress.com/1948/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/paperogaedintorni.wordpress.com/1948/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/paperogaedintorni.wordpress.com/1948/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/paperogaedintorni.wordpress.com/1948/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/paperogaedintorni.wordpress.com/1948/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/paperogaedintorni.wordpress.com/1948/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/paperogaedintorni.wordpress.com/1948/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/paperogaedintorni.wordpress.com/1948/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/paperogaedintorni.wordpress.com/1948/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/paperogaedintorni.wordpress.com/1948/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/paperogaedintorni.wordpress.com/1948/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/paperogaedintorni.wordpress.com/1948/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=paperogaedintorni.wordpress.com&amp;blog=6051576&amp;post=1948&amp;subd=paperogaedintorni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Out of time</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Sep 2011 17:38:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paperoga</dc:creator>
				<category><![CDATA[I ricordi di Paperoga]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho un difetto che è più di un difetto. E&#8217; una tara da 200 kg, un enorme verme solitario che mi divora da dentro, una malattia cronica che mi risucchia energie e capacità e mi rende spesso l&#8217;anello mancante tra l&#8217;uomo e il carapace di tartaruga. Non starò a spiegarvi in quanti e quali momenti [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=paperogaedintorni.wordpress.com&amp;blog=6051576&amp;post=1944&amp;subd=paperogaedintorni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://paperogaedintorni.files.wordpress.com/2011/09/automatic.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1945" title="automatic" src="http://paperogaedintorni.files.wordpress.com/2011/09/automatic.jpg?w=450" alt=""   /></a></p>
<p style="text-align:justify;">Ho un difetto che è più di un difetto. E&#8217; una tara da 200 kg, un enorme verme solitario che mi divora da dentro, una malattia cronica che mi risucchia energie e capacità e mi rende spesso l&#8217;anello mancante tra l&#8217;uomo e il carapace di tartaruga.</p>
<p style="text-align:justify;">Non starò a spiegarvi in quanti e quali momenti del quotidiano il mostro si manifesti, o quante volte nella mia vita si sia manifestato impedendomi di scegliere, prendere, osare. Vi basti sapere, per rimanere terra terra, che la bestia che è dentro di me si manifesta sopratutto quando è il momento di prendere la palla al balzo, cogliere l&#8217;occasione e vivere il momento. Quando arriva la congiuntura spaziotemporale, quando tutto è pronto, quando null&#8217;altro è di ostacolo a che io faccia mia un&#8217;esperienza irripetibile, la Bestia si sveglia e mi convince che non è il caso, che è troppo lo sbattersi, che lo farò un&#8217;altra volta, che c&#8217;è tempo, che c&#8217;è sempre tempo. Rimandare, e credermi eterno, ecco il danno peggiore che la pigrizia ha fatto alla mia vita.</p>
<p style="text-align:justify;">Ed ecco dunque che l&#8217;altro ieri, quando ho letto che i R.E.M. si sono sciolti, il mio pensiero è certo andato ad una delle colonne sonore della mia giovinezza, al loro essere riusciti a mettere in musica la mia stessa malinconia di ragazzo degli anni &#8217;90. Da quando esplosero definitivamente con Out of Time, quando tutti noi 16enni, compresi Brenda e Dylan, ascoltavamo Losing My Religion, fino alla carne di quegli strani anni &#8217;90 vissuti tra cambiamenti epocali, chiusure caratteriali, viaggi della speranza, errori madornali a stringere i denti sino a spaccarseli, quando ascoltavo Up come un adolescente ed era ora di non esserlo più. Sino a Reveal, a quella Imitation Of Life scaricata da Napster e ascoltata milioni di volte con Copeland, mentre si chiudeva quel decennio e tutto mi chiedeva di essere adulto tranne me.</p>
<p style="text-align:justify;">Certo, ho pensato a tutto questo, ma non sopratutto a questo.</p>
<p style="text-align:justify;">Ho pensato che per almeno 4 volte ho avuto l&#8217;occasione di comprare il biglietto ed essere dentro questa scena, ed ho sempre voluto rimandare. Chè c&#8217;era tempo, non è vero? Chè, d&#8217;altronde, tutto è eterno, sopratutto io, dico bene dannato idiota?</p>
<p style="text-align:justify;">http://bit.ly/oKvhdD<span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://paperogaedintorni.wordpress.com/2011/09/23/out-of-time/"><img src="http://img.youtube.com/vi/AW-66e_wyxg/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p style="text-align:justify;">
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/paperogaedintorni.wordpress.com/1944/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/paperogaedintorni.wordpress.com/1944/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/paperogaedintorni.wordpress.com/1944/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/paperogaedintorni.wordpress.com/1944/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/paperogaedintorni.wordpress.com/1944/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/paperogaedintorni.wordpress.com/1944/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/paperogaedintorni.wordpress.com/1944/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/paperogaedintorni.wordpress.com/1944/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/paperogaedintorni.wordpress.com/1944/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/paperogaedintorni.wordpress.com/1944/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/paperogaedintorni.wordpress.com/1944/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/paperogaedintorni.wordpress.com/1944/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/paperogaedintorni.wordpress.com/1944/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/paperogaedintorni.wordpress.com/1944/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=paperogaedintorni.wordpress.com&amp;blog=6051576&amp;post=1944&amp;subd=paperogaedintorni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Paperoga</media:title>
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		<title>Brokeback Appennino</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Aug 2011 17:18:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paperoga</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il terrone Paperoga nel grande Nord]]></category>
		<category><![CDATA[Paperoga globetrotter]]></category>

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		<description><![CDATA[Nello stesso istante in cui ho toccato il suolo emiliano, tornando dalla bisboccia salentina, improvvisamente la Pianura Padana si è trasformata nella fornace dell&#8217;inferno, dove milioni di persone intrappolate in questo gigantesco calderone sbrodano ancora oggi sudore che sia giorno o che sia notte, senza apparente riparo nè misericordia. Ecco dunque che per il fine settimana [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=paperogaedintorni.wordpress.com&amp;blog=6051576&amp;post=1937&amp;subd=paperogaedintorni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align:justify;"><a href="http://paperogaedintorni.files.wordpress.com/2011/08/i-segreti-di-brokeback-mountain.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1938" title="i segreti di brokeback mountain" src="http://paperogaedintorni.files.wordpress.com/2011/08/i-segreti-di-brokeback-mountain.jpg?w=210&#038;h=300" alt="" width="210" height="300" /></a></div>
<div style="text-align:justify;">Nello stesso istante in cui ho toccato il suolo emiliano, tornando dalla bisboccia salentina, improvvisamente la Pianura Padana si è trasformata nella fornace dell&#8217;inferno, dove milioni di persone intrappolate in questo gigantesco calderone sbrodano ancora oggi sudore che sia giorno o che sia notte, senza apparente riparo nè misericordia.</div>
<div style="text-align:justify;">Ecco dunque che per il fine settimana non avevo nessuna intenzione di rinchiudermi in casa in mutande e boccia di thè freddo a misurarmi la pressione in caduta libera. Ho dunque proposto a Gastone, anch&#8217;egli ritornato al Nord nella &#8220;Milano da sudare&#8221;, un week end di sano trekking appenninico per rispolverare l&#8217;ormai passato quindicennio vestiti da scout e sopratutto per sfuggire alla madornale cappa di morte della pianura.</div>
<div style="text-align:justify;">&#8220;<em>Dove vuoi andare?&#8221;</em></div>
<div style="text-align:justify;"><em>&#8220;Più in quota possibile, in alto, su, via da questo inferno!&#8221;.</em></div>
<div style="text-align:justify;">Detto, fatto. L&#8217;itinerario da me confezionato prevedeva due giorni con zaino e tenda nell&#8217;alto crinale dell&#8217;appennino parmense, su quote dai 1300 fino ai 1800 metri.</div>
<div style="text-align:justify;">Partiamo sabato mattina per il rifugio/punto di partenza, e manco esco dalla città che scopro di aver dimenticato alcune cose, tra cui una cacchio di felpa per la sera. Ci fermiamo in un centro commerciale avvolto dalla canicola, rifugio estremo dei pochi zombie rimasti in città. Prendo la prima felpa che trovo in saldo, collo a V, celeste color pastello, un obbrobbrio che dipinge mille punti interrogativi sul volto di Gastone.</div>
<div style="text-align:justify;">Ad ogni modo si riparte e arriviamo alle 13 al rifugio. Cambiamo vestiti, sistemiamo gli zaini, riempiamo l&#8217;acqua e via. Un percorso che durerà  24 ore e che sarà scandito da alcuni momenti di indimenticabile poesia.</div>
<div style="text-align:justify;">1)<em> Il senso di Gastone per l&#8217;igiene.</em></div>
<div style="text-align:justify;">Facciamo la prima pausa per il pranzo intorno alle 14,30, sulle sponde di un cazzutissimo lago glaciale, dopo un&#8217;oretta e mezza di sana e robusta salita che già ha messo a repentaglio i nostri non più giovani cuori e ci ha spinto a tristi considerazioni sul degrado inarrestabile del nostro corpo e sul progressivo aumento dell&#8217;acidità del nostro sudore.</div>
<div style="text-align:justify;">Abbiamo portato panini e affettati, e Gastone è già tutto intento a prepararli quando si accorge che il coltellino svizzero è sporco, incrostato da rimasugli di cibo o di chissà quali altre schifezze appiccicate da circa un anno, ovvero dall&#8217;ultimo trekking di gruppo.</div>
<div style="text-align:justify;">Ma il geniale maiale ha un&#8217;idea per pulirlo: prende un bastoncino di legno, beve un sorso d&#8217;acqua dalla borraccia senza ingoiarla, e a mò di fontana dalla bocca la versa sul coltello strofinandoci sopra il bastoncino. Dopo circa trenta secondi di questa vomitevole scena, questo provetto funzionario dell&#8217;ufficio d&#8217;igiene asciuga il coltello sulla sua maglietta sudata, lo osserva brevemente con fare serioso, e per lui è come sterilizzato. Ho troppa fame per obiettare, e rischio volentieri l&#8217;epatite A.</div>
<div style="text-align:justify;"><em>2) Il gaio bagno nel lago.</em></div>
<div style="text-align:justify;">Finito di mangiare ci mettiamo in riva al lago. Nonostante i 1500 metri il sole picchia e si suda . L&#8217;acqua verde del lago, limpida e fresca, ci invita al bagnomaria. Non abbiamo il costume, solo le nostre sacre e sudate mutande, e il non essere soli non ci impedisce certo di rimanere in mutandoni e gettarci in acqua. Il bagno in questo lago limpido fresco e profondo, coi pesciolini ad azzimarci i piedi, di fronte ad un orizzonte di pareti rocciose e pascoli, ci rimette a posto col mondo. Usciti dall&#8217;acqua diamo sfoggio delle nostre pudenda cambiandoci praticamente davanti a tutti, senza star troppo a coprirci con asciugamani improvvisati e certo instillando negli avventori il sospetto che quella cresciuta coppia di camminatori, così unita negli sguardi e disinibita nei costumi, nasconda il marchio della innominabile passione omosessuale.</div>
<div style="text-align:justify;">Ci facciamo prima scattare una foto in mutande per ricordare ai posteri il nostro gay pride d&#8217;altura improvvisato, e ripartiamo con gente che alle spalle borbotta e sussurra di peccato e sodomia.<span id="more-1937"></span></div>
<div style="text-align:justify;"><em>3) Ancora il senso di Gastone per l&#8217;igiene.</em></div>
<div style="text-align:justify;">Nel pomeriggio si continua a salire, tra pascoli, rocce moreniche e infinite distese di piante di mirtilli, che comincio a depredare mangiandone a stracatafottere, rallentando la marcia e generando le proteste dell&#8217;igienista Gastone, che si rifiuta di mangiarne perchè quelle bacche &#8220;lo insospettiscono&#8221;.</div>
<div style="text-align:justify;"><em>&#8220;Hanno la forma e il gusto dei mirtilli, la guida segnala che qua è tutto un mirtilleto a pioggia, mi spieghi perchè non dovrebbero essere mirtilli? Che poi, detto da uno che due ore fa puliva un coltello incrostato di merda con la sua stessa bava&#8230;mavaffanculova!&#8221;</em></div>
<div style="text-align:justify;"><em>4) Ancora un gaio bagno nel lago.</em></div>
<div style="text-align:justify;">Raggiungiamo la cresta dell&#8217;appennino lungo il percorso Cai OO che divide Emilia da Toscana, e camminiamo in cresta un&#8217;oretta e mezza buona. Poi, avvistati dalla vetta altri due laghi, sudati e stanchi come siamo, ci scapicolliamo come soldati della legione straniera davanti ad un&#8217;oasi con una discesa ardita percorsa a tempo record. Quasi non ci accorgiamo della presenza di una famigliola, che ci siamo già smutandati e gettati nel lago. Anche stavolta, il bagno è godurioso e l&#8217;asciugatura e rivestitura non sono meno da scandalo. Apprendiamo dalla famigliola che dormiranno anche loro davanti al lago, dunque decidiamo di spostarci in quello adiacente per piantare la tenda. Il capofamiglia immagino già tacci il nostro rapporto di omosessualità mica tanto latente, e lo additi ai figli come ignominiosa forma di depravazione da marchiare con la lettera scarlatta, visto che due cresciuti giovani adulti, dai costumi (anzi, dalle mutande) facili e senza gnocca appresso, hanno deciso di passare la notte su uno sperduto lago a 1800 metri d&#8217;altitudine.</div>
<div style="text-align:justify;">Immagino poi che la sua convinzione sia stata in qualche modo rafforzata da due indizi: il mio sfoggiare, arrivato il tramonto, la felpa color celeste pastello con collo a V appena fresca di acquisto, ma sopratutto l&#8217;orribile psicodramma di Gastone, che si sarebbe consumato da lì a poco.</div>
<div style="text-align:justify;"><em>5) Prometeo non abita più qui.</em></div>
<div style="text-align:justify;">Ora dovete sapere che Gastone è uomo pratico, che improvvisa e risolve le cose con capacità fulminanti non disgiunte da una dose di culo che sconcerta e genera odio. Trova sempre la soluzione, raramente la più convenzionale, ma di certo sempre la più azzeccata. Gastone, tanto per dire, ha sempre saputo accendere un fuoco, in qualunque condizione.</div>
<div style="text-align:justify;">Ciò premesso, torniamo al nostro accampamento lontano da occhi indiscreti. E&#8217; quasi il tramonto. Gastone vuole assolutamente accendere il fuoco. Essendo in cresta, non c&#8217;è legna o alberi nel raggio di centinaia di metri, ma lui vuole accendere il dannato fuoco e quando a Gastone vengono queste fisse, state tranquilli che non molla manco per il cazzo. Ecco dunque che vengo coinvolto nella disperata corsa contro il buio per trovare legna. La troviamo dopo dieci minuti di discesa, in un boschetto più in basso. La scena, di noi due che trasciniamo a spalla in una impietosa salita due fascioni di legna, ricorda quasi l&#8217;evangelica passione, due cristi sul calvario, spalle piegate e sguardi sudati e sofferenti, con l&#8217;unica differenza data dalle terrificanti bestemmie pronunciate ansimando. Ad ogni modo, missione compiuta, la legna c&#8217;è.</div>
<div style="text-align:justify;">Ma, udite udite, Gastone non riesce ad accendere il fuoco. Sarà stata la legna, non troppo secca, o l&#8217;umido calato improvvisamente, o la scarsa quantità di carta e di esche, ma Gastone sto fuoco non riesce proprio ad accenderlo. Lo vedi, sudare, sbuffare, sacramentare, darsi da dare con legnetti, foglie secche, accendino, ma nulla. Svuoto il mio portafoglio per recuperare tutti gli scontrini da immolare, ma non servono. Dall&#8217;altro lago, nel frattempo e poco distante, giungono le calde luci di un alto fuoco che la famigliuola ha accesso in quattro e quattrotto. Il che aumenta la frustrazione di Gastone e il suo sgomento per l&#8217;improvvisa incapacità di fare quel che ha sempre saputo fare. Che poi c&#8217;è anche un lato mangereccio nella questione, perchè Gastone ha comprato salsiccia e wurstel da arrostire ed ha una fame porca. E a quel punto decide di capire come cazzo hanno fatto quei beccaccioni ad accendere quel cazzo di merda di fuoco.</div>
<div style="text-align:justify;">&#8220;<em>Chi si umilia ad andare lì a chiedere come hanno fatto? Due scout ventennali che non sanno accendere un fuoco e una famigliuola borghese che sta grigliando abbestia. Tutto ciò è davvero imbarazzante. Chi va</em>?&#8221;</div>
<div style="text-align:justify;">Il sottoscritto è sempre disponibile e gioviale:</div>
<div style="text-align:justify;">&#8220;<em>Col cazzo che ci vado io! Io un fuoco non l&#8217;ho mai saputo accendere. Sei tu ad essere cambiato e invecchiato! Bevi l&#8217;amaro calice se vuoi mangiare salsiccia,e vaci a capo chino..</em>&#8220;</div>
<div style="text-align:justify;">Ed ecco Gastone, il Grande Scout, lo Spirito Pratico fatta persona, Promete che genera il fuoco dove fuoco non era, ecco proprio lui che percorre la via dell&#8217;autoumiliazione.</div>
<div style="text-align:justify;">E quando torna, è una persona distrutta.</div>
<div style="text-align:justify;">&#8220;<em>L&#8217;hanno acceso con un semplice accendino, capisci? Credevo avessero alcool, o diavolina, manco per il cazzo! Mi hanno proposto se voglio grigliare alla loro brace&#8230;A me, a me</em>!&#8221;</div>
<div style="text-align:justify;">&#8220;<em>Non ti crucciare, non si aspettavano certo che due omosessuali sapessero accendere un fuoco, quindi non hai fatto nessuna particolare figura</em>.&#8221;</div>
<div style="text-align:justify;">Ma questo non placa Gastone, che da quel momento si deprime fino a divenire una statua di sale. Infreddolito (anche lui ha scordato la felpa, ma braccine corte com&#8217;è non ha voluto comprarla all&#8217;impermecato) mangia tristo i suoi panini, e nonostante le mie richieste di guardare un cielo stellato mozzafiato, se ne va a dormire con le galline alle 21,30, ammutolito, incredulo, sconfitto. Credo che la sua autostima sia invecchiata di 5 anni in una sola sera.</div>
<div style="text-align:justify;">Io, per conto mio, ho da ore una crisi di sete. Con la poca acqua a disposizione, e con quei panini secchi secchi trangugiati che mi hanno impomato la gola, mi aggiro in preda all&#8217;ansia e arrivo  a gridare alla buio della montagna l&#8217;eco della mia disperata ossessione:</div>
<div style="text-align:justify;"><em>&#8220;Voglio una birraaaaa!&#8221;</em></div>
<div style="text-align:justify;"><em>5) Un gaio e ignudo bagno all&#8217;alba.</em></div>
<div style="text-align:justify;">La mattina ci risvegliamo davanti al lago che il sole è appena sopra il monte, e dopo una colazione a base di banane, dolci secchi salentini e mezzo limone, ci tuffiamo ancora per un refrigerante bagno delle 9, questa volta lontani da sguardi indiscreti, e dunque ne approfittiamo per calarci ignudissimi come mamma ci ha fatto. Usciamo  dall&#8217;acqua bagnati come vermi e ci godiamo il sole battente sulla totalità del corpo, finalmente liberi dalle pastoie borghesi, in questo improvvisato e privatissimo campo nudisti, immersi nella natura cui ci conformiamo, reclamandoci essa liberi e con le chiappe al vento.</div>
<div style="text-align:justify;">Nella mattinata che segue torneremo in cresta, raggiungendo la vetta prefissa e poi discendendo rapidamente verso il rifugio iniziale. Qui berremo litrate d&#8217;acqua a garganella, ed io mi sparerò mezzo litro di birra, prima di cadere nella meritata pennichella pomeridiana che anticipa il rientro nell&#8217;inferno padano, dove troveremo 36 gradi conditi ad un&#8217;afa putrida di smog.</div>
<div style="text-align:justify;">6) Per chi si stia chiedendo (o nel caso di mio fratello Copeland, temendo) se i due minchioni di Brokeback mountain abbiamo alfine coronato il loro sogno d&#8217;amore, devo deludere le attese dei romantici. Anche volendo prescindere da una radicata eterosessualità, Gastone dopo un paio d&#8217;ore di cammino tende a puzzare come un tasso, e non lo sfiorerei nemmeno per scommessa, mentre riguardo a me credo che Gastone sia molto più eccitato all&#8217;idea di menarmi come un tamburo, ogni tanto, per punire la mia cinica e misantropa postura.</div>
<div style="text-align:justify;">Se dunque siamo abbastanza innamorati l&#8217;uno dell&#8217;altro, il nostro è un tipo di amore rigorosamente platonico che sa astenersi senza fatica da certe vie di fatto. Adesso sei più sereno, fratello?</div>
<div style="text-align:justify;">7) Sms di Copeland delle 12,27 di domenica, mentre si concludeva la nostra camminata: &#8220;<em>Uei, la mamma mi ha detto che sei sulle montagne a fare Brokeback mountain&#8230;quando torni dalla sodomia?&#8221;</em></div>
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			<media:title type="html">Paperoga</media:title>
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			<media:title type="html">i segreti di brokeback mountain</media:title>
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	</item>
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		<title>Postulati empirici sulla circolazione stradale nel Salento</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Aug 2011 16:59:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paperoga</dc:creator>
				<category><![CDATA[Paperoga il rinnegato]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align:justify;"><a href="http://paperogaedintorni.files.wordpress.com/2011/08/f123acbe40a9428e6e4a2fdb91ee02601.jpeg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1931" title="f123acbe40a9428e6e4a2fdb91ee0260" src="http://paperogaedintorni.files.wordpress.com/2011/08/f123acbe40a9428e6e4a2fdb91ee02601.jpeg?w=231&#038;h=300" alt="" width="231" height="300" /></a></div>
<div style="text-align:justify;"><em>Le consuete ferie salentine si sono consumate. Sono abbronzato quasi come un venditore di cocco bello, sono stato a mollo per decine e decine di ore nelle acque adriatiche e ioniche, ho letto sotto l&#8217;ombrellone una quindicina di Tex ed ho gustato serate salentine rigorosamente lontane dalla calca agostana assieme a persone fidate e a sublimi pietanze annaffiate da una birra a volte anche artigianale.</em></div>
<div style="text-align:justify;"><em>Ma per fare tutto questo, ho ovviamente dovuto muovermi nelle strade salentine in macchina. E tutte le tossine smaltite nelle attività sopra menzionate si sono ogni volta ripresentate non appena ho acceso la macchina e mi sono dovuto tuffare nel traffico del tacco d&#8217;Italia, fianco a fianco con l&#8217;atavica irragionevolezza degli automobilisti salentini.</em></div>
<div style="text-align:justify;"><em>Ecco dunque, anzichè ameni racconti delle mie nuotate nell&#8217;acqua verde di Torre Lapillo, o dei sapidi turcinieddhri delle grigliate in campagna, o delle sanguinose disfide a racchettoni con Vlad, vi propongo un elenco rigoroso di assiomi, postulati, formulazioni, leggi che possano in qualche modo mettervi in guardia nel caso decideste di inabissarvi nel profondo sud-est auto/moto muniti.</em></div>
<div style="text-align:justify;">1) <em>La distanza tra un punto A e un qualsiasi punto B, in Salento, è sempre unito da una linea retta, e qualsiasi rotatoria vi si inserisca è solo uno stato mentale.</em></div>
<div style="text-align:justify;">Ho già scritto tempo fa che, ben più dei baresi, sono le rotatorie le nemiche odiatissime degli automobilisti salentini. Presenti ormai da una decina di anni ed in fastidioso aumento, vengono considerate dai miei conterronei un vero e proprio insulto alla ragione elementare. E bisogna comprenderli, checcazzo: il giorno prima il loro incrocio preferito era bello diritto, dominato dalla legge della giungla, terreno dei forti e dei coraggiosi. Lamiere e squarci di copertone sono ancora lì, ai bordi della strada, a rammentarci i tempi eroici in cui decine di valorosi salentini divenivano carcasse alla mercè degli avvoltoi pur di affermare l&#8217;orgoglio terrone ribelle ad ogni precedenza, semaforo, o semplice buon senso.</div>
<div style="text-align:justify;">E invece, queste cazzo di rotatorie rischiano di effemminare generazioni di cazzuti salentini obbligati a questo umiliante girotondo attorno all&#8217;incrocio. Dannazione, siamo nella frontiera, ed in un certo senso siamo americani dentro, amiamo la soluzione più diretta. Così come gli americani detestano i tornanti in montagna, e costruiscono strade diritte con pendenze mostruose che solo i loro potenti e inquinanti suvvoni sono capaci di percorrere, così noi terroni, amanti sublimi creatori della scorciatoia, percepiamo come uno stupro il dover cautamente aggirare qualcosa anzichè aggredirla selvaggiamente.</div>
<div style="text-align:justify;">Ma animo, qualcosa sta cambiando. La fiera gente salentina si sta ribellando a questa imposizione tutta nordica, a questa colonizzazione stradale padana. In una sorta di ribellione civile, alcuni di noi hanno deciso di ignorare la presenza di una rotatoria, e dunque di accellerare puntando dritto al centro  e provando a saltare in pieno stile Hazzard l&#8217;odioso ostacolo e passare indenni dall&#8217;altra parte e tiè, tanti saluti alla rotatoria.</div>
<div style="text-align:justify;">A tutti i noiosi cultori della razionalità, è inutile che protestiate, affermando che è matematicamente impossibile incidentarsi in una rotatoria. Cazzate. Noi terroni possiamo, vogliamo, dobbiamo. Capelli selvaggi al vento, siamo gli ultimi indiani che non si sono arresi alle riserve, e con le vostre regole del cazzo ci facciamo il vino.</div>
<div style="text-align:justify;">2) <em>In un luogo X, che chiameremo Salento, tra un punto A che chiameremo punto di partenza e un punto B che chiameremo punto di arrivo ci sarà sempre un punto C, che chiameremo ApeCar. </em></div>
<div style="text-align:justify;">La velocità del punto C non supera mai i 15 km/h, dunque portatevi i cuscini per la notte.</div>
<div style="text-align:justify;">3) <em>Sempre nel predetto luogo X, tra il predetto punto A e il predetto punto B potrebbe non esserci il temuto punto C</em>.</div>
<div style="text-align:justify;">Ma non rallegratevi. Al punto C, se mancate, si sostituisce sempre il punto D1, ovvero un lento attraversamento di pecore con tanto di pastori e cane, o il punto D2, ovvero un passaggio a livello sbarrato nell&#8217;attesa infinita del passaggio di un pulcioso treno locale immancabilmente vuoto.<img title="More..." src="http://paperogaedintorni.wordpress.com/wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gif" alt="" /><span id="more-1930"></span></div>
<div style="text-align:justify;">4) <em>La più breve distanza tra un corpo X e un corpo Y mai misurata in natura si riscontra tra due macchine in fila su una qualunque strada provinciale salentina</em>.</div>
<div style="text-align:justify;">Ovvero, in Salento la macchina dietro di te ti si attacca letteralmente al culo, roba che puoi sentire il fiato sul collo del guidatore e anche l&#8217;odore dei suoi piedoni puzzolenti che premono sull&#8217;accelleratore. Non solo, la stessa macchina comincia ad ondeggiare ipnoticamente nel nervoso tentativo di sorpassarti sgommando. Non prenderla a male, è solo un modo per comunicarti che tra le tante virtù nostrane una manca clamorosamente all&#8217;appello, ovvero la pazienza. E se ci vedi nelle salentine strade schizzare frementi, bramosi di superarti e andare andare andare, non credere che questa fretta sia dovuta a chissà quale impegno. Probabilmente non abbiamo un cazzo da fare, ma le ordinate file rispettose dei limiti di velocità te le fai tu nel tuo noioso nord. Noi siamo slegati dalle pastoie e dai lacciuoli del tuo miope legalismo. Siamo gente viva, libera, sanguigna. E amanti devoti del cronico suicidio.</div>
<div style="text-align:justify;">5) <em>La velocità delll&#8217;auto di un soggetto A automobilista in prossimità di una striscia pedonale è inversamente proporzionale alla velocità di attraversamento della suddetta striscia pedonale da parte dello stesso soggetto A nelle vesti di pedone</em>.</div>
<div style="text-align:justify;">Tradotto in soldoni, quei pedoni che vedete camminare sulle strisce pedonali con ostentata e odiosa lentezza, saranno gli stessi che, avendovi davanti il loro percorso in auto, proveranno a falciarvi senza alcuna cristiana pietà e lanceranno orripilanti maledizioni a voi stramaledetti impuniti camminatori di strade altrui possiate andare affanculo che la strada è di chi guida.</div>
<div style="text-align:justify;">6) <em>L&#8217;età media del patentato aumenta proporzionalmente con l&#8217;abbassarsi della latitudine del luogo in cui vive</em>.</div>
<div style="text-align:justify;">Ovvero a noi salentini dalla macchina ci devi schiodare con un bastone, pure se abbiamo passato gli 80 anni, pure se abbiamo una pesante cataratta a coprirci gli occhi che manco lo slime, indifferenti all&#8217;abbassamento dei riflessi e dell&#8217;udito. Che ci frega a noi, tanto l&#8217;allegria con cui da noi si rinnovano le patenti è proverbiale. Dieci anni fa, quando ho rinnovato per la prima volta la patente, prima di me c&#8217;era un quasi ottantenne davanti alla tabella optometrica, ovvero quel cartello pieno di lettere di diversa grandezza che dobbiamo leggere ad una certa distanza. E la scena, mi potesse pigliare un colpo, fu questa:</div>
<div style="text-align:justify;">Medico: Allora, Mesciu Ucciu, facimula sta visita ca stau de pressa: (Allora Maestro Antonio, facciamo subito questa approfondita visita oculistica perchè avrei una certa fretta).</div>
<div style="text-align:justify;">Dopo di che il medico comincia ad indicare casualmente alcune lettere sulla tabella:</div>
<div style="text-align:justify;">Medico: &#8220;Questa?&#8221;</div>
<div style="text-align:justify;">Ucciu: &#8220;Mmm, A!&#8221;</div>
<div style="text-align:justify;">Medico &#8221;None, G è! Pruvamu cu n&#8217;autra! Questa?</div>
<div style="text-align:justify;">&#8220;Ucciu&#8221; &#8220;Mmm, B!&#8221;</div>
<div style="text-align:justify;">Medico &#8220;Quasi, è una R! Senti avvicinate nu picca, stai troppu luntanu!&#8221;</div>
<div style="text-align:justify;">Mesciu Ucciu si avvicina praticamente a mezzo metro dalla tabella, e nonostante questo riesce a sbagliarne anche un&#8217;altra, confondendo una C con un ?.</div>
<div style="text-align:justify;">In due minuti il Medico firma e timbra un certificato da cui Mesciu Ucciu risulta avere la vista di un falco pellegrino.</div>
<div style="text-align:justify;">7)<em> Il lasso di tempo che trascorre tra un tuo insulto ad un automobilista e il rumore dei suoi freni che inchiodano sull&#8217;asfalto è direttamente proporzionale alla restante durata della tua vita.</em></div>
<div style="text-align:justify;">Ovvero, meno ci mette l&#8217;automobilista a captare l&#8217;insulto e a decidere di inseguirti, più probabilità ci sono che tu sia incappato in un irragionevole e pericoloso troglodita pronto a farti la pelle per vendicare l&#8217;onore macchiato. Non ha alcuna importanza che tu sia nel giusto, e che quell&#8217;ominide ti stesse per buttare fuori strada per un sorpasso azzardato o ti stesse per stirare sulle strisce pedonali. La ragione da queste parti non conta un cazzo, sappilo. Tu hai offeso l&#8217;onore di un guappo e l&#8217;onore si lava col sangue, il tuo. E quindi è bene che tu sappia che quella sgommata significa allarme rosso per la tua pellaccia, e così ti propongo un paio di arditi piani per salvarla:</div>
<div style="text-align:justify;">a) la fuga alla Steve Mcqueen:ingrana la marcia e fuggi come se non ci fosse un domani. Controsensi, viuzze strette, semafori rossi, non importa, il tuo obiettivo è seminare il gorilla. Se hai abbastanza sangue freddo, se credi di averlo seminato, parcheggia immediatamente la macchina e fatti una passeggiata a piedi fischiettando.</div>
<div style="text-align:justify;">b) la fuga del vile: ingrana la marcia e fuggi in una precisa direzione: una caserma dei carabinieri, una stazione di polizia, un distaccamento della guardia costiera, un bivacco della polizia a cavallo canadese, va bene tutto. Ci arrivi e ti parcheggi davanti. E&#8217; un messaggio chiaro al buzzurro di turno: prova a farmi la pelle davanti agli sbirri, pezzodimmerda!</div>
<div style="text-align:justify;">c) la freddezza del tecnologico: fuga o non fuga, ti resta una sola cosa da fare, chiamare il 113 col cellulare, sperando che nella foga tu faccia il numero giusto e non ti risponda la sede locale dell&#8217;Avis, oppure tua nonna. Perchè, come gli arrestati nei film, puoi fare solo una telefonata. Prima che quell&#8217;uragano di 150kg di bontà in olio d&#8217;oliva ti piombi addosso e faccia sfregio delle tue carni.</div>
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		<title>Scortesie per gli ospiti</title>
		<link>http://paperogaedintorni.wordpress.com/2011/07/27/scortesie-per-gli-ospiti/</link>
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		<pubDate>Wed, 27 Jul 2011 19:52:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paperoga</dc:creator>
				<category><![CDATA[Paperopoli]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><a href="http://paperogaedintorni.files.wordpress.com/2011/07/hum1078pv91.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1923" title="hum1078pv9" src="http://paperogaedintorni.files.wordpress.com/2011/07/hum1078pv91.jpg?w=300&#038;h=203" alt="" width="300" height="203" /></a></p>
<p style="text-align:justify;">Durante l’anno trascorso mi sono dovuto coattivamente sorbire in tv alcuni programmucci tendenzialmente irritanti (grazie Sunofyork) trasmessi da un canale digitale che pare vada molto di moda, Real Time.</p>
<p style="text-align:justify;">Mi procura l&#8217;orticaria il taglio insopportabilmente snob dei programmi che vi sono trasmessi. Trasmissioni che ci spiegano quanto ci vestiamo male, altre che ci insegnano come vendere la nostra casa di merda migliorandone i singoli ambienti grazie al tocco di un geniale architetto, altre ancora come cucinare qualcosa di decente senza infilarlo nel microonde. I conduttori di queste trasmissioni sono dei singolari sacerdoti del buon gusto, fintamente alla mano, che vivono abitano mangiano e vestono meglio di noi, e dunque ci usano la cortesia di educare le nostre vite al divinamente bello e al sommamente figo.</p>
<p style="text-align:justify;">Il programma simbolo di questo odioso e mellifluo paternalismo dispensato a noi comuni mortali da questi agiati snob è Cortesie per gli Ospiti.</p>
<p style="text-align:justify;">Per chi non lo conoscesse, eccovelo riassunto. Tre espertoni di come si sta al mondo sono invitati a casa di gente comune (che poi comune una ceppa, c’hanno tutti il casale ai Castelli o l’attico in zona Prati).</p>
<p style="text-align:justify;">Uno è un cuoco, che almeno è un mestiere vero, e giudica le pietanze cucinate dal padrone di casa. Una è arredatrice di interni (anzi, è una <em>interior designer</em> come si tiene a precisare, che detto così mi sa di una che dipinge con gli intestini degli animali) e giudica la casa, l’arredamento e la disposizione degli ambienti.</p>
<p style="text-align:justify;">L’ultimo è l’esperto di buone maniere, che ditemi voi che cazzo può mai significare nel 2011, e che starà attento alla disposizione della tavola, al comportamento degli ospiti, alle cadute di stile, al tenore delle conversazioni.</p>
<p style="text-align:justify;">Il risultato, dietro la finta ironia e la finta convivialità dei personaggi (i cui stacchetti tra scena e scena sono il momento più triste e imbarazzante di televisione mai visto dopo i varietà anni ’80 targati Mediaset), il risultato dicevo è però antropologicamente interessante.</p>
<p style="text-align:justify;">Per un attimo infatti ho immaginato di essere io il padrone di casa che accoglie questi tre simpaticoni a casetta sua. Facciamo che ho pulito le stanze, fatto la spesa, cucinato, apparecchiato tavola, preparato l’aperitivo e driin, eccoli sotto casa. Apro, salgono e ci si presenta, ciao mi chiamo Tizio, piacere Caio, ecc. E manco ti sei salutato che l’esperto di buone maniere ti fa subito la punta al cazzo e ti dice che “no<em>, piacere non si dice mai, non puoi mai sapere se sarà un piacere</em>”. E lì, se te lo dicesse in diretta, sapresti rispondergli tipo che “<em>ma tu cazzi più grandi da cacare nella vita non ne hai mai avuti</em>?”.</p>
<p style="text-align:justify;"><span id="more-1922"></span></p>
<p style="text-align:justify;">Comunque manco li fai accomodare e vai a prendere gli aperitivi che la arredatrice di interni si sguinzaglia per la casa quasi fosse l’ispettore Gadget e comincia ad aprire stanze, tiretti, armadi, cabine doccia, a notare le chiazze di umido sul soffitto, le smagliature dell’intonaco, il posizionamento del televisore, ad annusare la tua biancheria intima, e a rimarcare che non va bene, che non c’è un gran gusto, che la casa non è vissuta, che gli oggetti sono messi lì in un’accozzaglia orribile, e tu allora vorresti farle vedere anche il balcone e con la scusa ce la accompagni e la scaraventi a calci da sopra a sotto dal 2° piano.</p>
<p style="text-align:justify;">Comunque arrivano gli aperitivi, e il cuoco già pasteggia il prosecco storcendo la bocca, chè doveva essere meno freddo, e che le tartine al salmone sono banali, o che la pizza è stata comprata e non fatta in casa, e tu  dovresti dirgli “<em>ah bello, io timbro il cartellino e sto fuori casa 9 ore al giorno, c’avessi un cazzo da fare come te avrei avuto il tempo di fare in casa persino il prosecco</em>…”.</p>
<p style="text-align:justify;">Finiti gli aperitivi si va a cena, e qua l’esperto di buone maniere giudica la tovaglia plebea, le posate non di pregio, il centro tavola che manca (ma figurati se metto un centro tavola, razza di cicisbeo, ma che stiamo a Versailles?) e l’orribile abbinamento dei colori e la composizione e altre menate che mi viene noia persino a menzionarle. A quel punto verrebbe da dirgli “<em>caro il mio Giovanni della Casa, c’ho due tovaglie in croce, sei fortunato che t’ho messo i piatti veri e che c’hai una sedia sotto al culo, fosse per me ti rinchiuderei nella dispensa al buio sui ceci a farti criticare l’ordine delle conserve e l’abbinamento cromatico dello scatolame&#8230;</em>”.</p>
<p style="text-align:justify;">La cena tra adulti sconosciuti, va da sé che è una noia mortale, quando non un vero e proprio orrore cui la gente decide di immolarsi per spirito di auto-fustigazione. Un sorriso finto e costante nasconde la immensa rottura di coglioni contornata da approfonditi dialoghi sul nulla, da domande banali e curiosità pelose, e nessun vero interesse umano trapela in quelle due ore in cui ti abbuffi di cibo gratis e ringrazi a Cristo che quella gente non la vedrai mai più. In tutto questo il cuoco divora gli spaghetti alle vongole ma li trova leggermente asciutti, si incula 300 grammi di spigola al sale ma trova che la spezia scelta sia sbagliata, tracanna il tuo Friulano ma lo ritiene più adatto ad un’altra stagione, e si ingolla 3 fette della tua torta mimosa storcendo il naso sul fatto che tu l’abbia comprata in pasticceria.</p>
<p style="text-align:justify;">A quel punto ne avresti anche le palle piene, e anziché offrire loro un pensierino finale da bravo padrone di casa, ti alzeresti da tavola, e con toni bruschi diresti a queste tre serpi di andare a rompere il cazzo da un’altra parte, non prima di aver impartito loro alcuni consigli di vera buona educazione:</p>
<p style="text-align:justify;">Al cuoco: <em>sputacchiare leziosi nel piatto in cui si è mangiato gratis è la vera e unica maleducazione, e lamentarsi di un cibo che è stato appositamente comprato o cucinato per la bella facciazza tua è la vera, suprema coattaggine</em>.</p>
<p style="text-align:justify;">All’esperto di buon gusto: <em>una serata tra persone che non hanno nulla da dirsi se non umiliarsi con borghesi e ammuffiti dialoghi da treno non andrebbe non solo fatta mai, ma nemmeno concepita. E giudicare la gente da come ti stringe la mano o dal fatto che dice &#8220;piacere&#8221;, rasenta il ridicolo. Anzi, la prossima volta che ti incontro ti rutto in faccia</em>.</p>
<p style="text-align:justify;">E infine all’arredatrice di interni: <em>la casa di qualcuno è qualcosa di così intimo e lentamente costruito che giudicarne asetticamente gli arredi gli oggetti la disposizione delle stanze e liquidarla con un giudizio è il vero trionfo del cattivo gusto.</em></p>
<p style="text-align:justify;">E quindi SLAM!, tanti cari saluti, porta chiusa in faccia e vaffanculo a me e a quando ho speso tutti sti soldi e mi sono fatto il culetto quanto una campana per farmi giudicare da questo terzetto di scassamaroni.</p>
<p style="text-align:justify;">E già me li immagino, mentre scendono le scale, che si lamentano che il mio commiato mancava di sale, o che la mia sfuriata non era di design, o che quella porta chiusa in faccia non era conforme al bon ton.</p>
<p style="text-align:justify;">Ps<em>. E&#8217; solo un programma, e i conduttori interpretano solo dei personaggi, ovviamente. </em><em>Ma al di là di tutto, e del tutto involontariamente, Cortesie per gli Ospiti è un programma geniale. Riassume infatti in modo veritiero e quasi fotografico quello che succede in queste orrende serate tra sconosciuti o semisconosciuti. La noia, l’ingozzarsi di cibo per allentarla, il disinteresse totale per l’altro, il giudizio costante su tutto, su come l’altro è vestito, su cosa ha cucinato, su come ha arredato casa, giudizi che cominciamo a mitragliare non appena usciti dalla casa ed entrati in macchina. Il trionfo della falsità velata, della finzione tutto sommato manifesta, della cattiveria impietosa, del pregiudizio silenziosamente classista, della noia che affligge la media borghesia.</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>Eccole, le Cortesie per gli Ospiti.</em></p>
<div><em><br />
</em></div>
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		<title>Genova 2001 in differita</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jul 2011 16:34:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paperoga</dc:creator>
				<category><![CDATA[I ricordi di Paperoga]]></category>
		<category><![CDATA[genova 2001]]></category>

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		<description><![CDATA[Io non c’ero. Non me ne fregava un cazzo. Ero al mare. Lontano da ogni scontro, così come mi ero sempre tenuto fino ad allora. Mai schierato veramente in vita mia, ritenevo il parteggiare un gesto stupido. Ogni forma di partigianeria era faziosità, e la faziosità era sempre disonesta intellettualmente. Rivendicavo terzietà e distacco sopra [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=paperogaedintorni.wordpress.com&amp;blog=6051576&amp;post=1911&amp;subd=paperogaedintorni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://paperogaedintorni.files.wordpress.com/2011/07/manifesto_verde_2011_1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1914" title="manifesto_VERDE_2011_1" src="http://paperogaedintorni.files.wordpress.com/2011/07/manifesto_verde_2011_1.jpg?w=300&#038;h=250" alt="" width="300" height="250" /></a></p>
<p style="text-align:justify;">Io non c’ero. Non me ne fregava un cazzo. Ero al mare.</p>
<p style="text-align:justify;">Lontano da ogni scontro, così come mi ero sempre tenuto fino ad allora. Mai schierato veramente in vita mia, ritenevo il parteggiare un gesto stupido. Ogni forma di partigianeria era faziosità, e la faziosità era sempre disonesta intellettualmente. Rivendicavo terzietà e distacco sopra ogni cosa, avvenimento o problema che fosse. La verità, mi dicevo, non è mai una cosa così semplice da poterla inalberare come una bandiera personale, e non è mai da una sola parte. Per coglierne la complessità devo rimanere fuori da ogni scontro politico, ideologico, sociale.</p>
<p style="text-align:justify;">Questo mi dicevo, e sul G8 non avevo alcuna posizione preconcetta da prendere. Men che meno nulla da manifestare. Il mio disgusto per i grandi della terra e per la loro costosa pagliacciata mi bastava, ma tutte le certezze gridate dalle varie voci del Social forum non mi appartenevano, così come non mi apparteneva la loro storia militante, il loro essere necessariamente contro, il loro sbatterti in faccia un impegno sociale quasi esibito come un feticcio.</p>
<p style="text-align:justify;">Genova era dunque per me solo una notizia di cronaca del telegiornale da guardare tornato dal mare. Nemmeno i primi scontri mi scossero più di tanto. Tutta quella gente imbardata di caschi e protezioni mi sembrava già conscia di quello che sarebbe accaduto. Stava cercando lo scontro, ed ecco lo scontro. Le immagini della televisione erano mosse ma indicative. Scene di guerriglia urbana, pietre sassi e cariche. Per come te la raccontavano, sembrava evidente che le forze dell’ordine stessero reagendo ad una contestazione violenta. Sembrava evidente che ci sarebbe scappato il morto, ed il morto ci scappò. Anche lì, davanti a quei fotogrammi di Carlo Giuliani, tutto sembrava a posto, una logica tragedia, una normale e dolorosa conseguenza di una follia collettiva. Un ragazzo in passamontagna con un estintore in mano, pronto a spaccarlo sulla testa di un carabiniere. Pum! Legittima difesa. Pam! Se l’è cercata! Osservavo la televisione e gli speciali divorato dalla curiosità, sempre troppo distante, ma forse più silenzioso e turbato, chè c’era troppo sangue sui marciapiede e troppa polizia e troppe macchine rase al suolo e poi il corpo di un ragazzino sull’asfalto e quelle grida dopo lo sparo.</p>
<p style="text-align:justify;">Poi la Diaz, tante voci, tante versioni, certo anche tanto sangue e troppa gente che usciva da quella scuola in barella. Troppi poliziotti che ci entravano armati come in guerra. Gli ultimi fuochi, poi, gli ultimi scontri, ma dalle televisioni la realtà stava definitivamente uscendo di scena, così come la verità che mai forse c&#8217;era veramente entrata, e noi spettatori lo ignoravamo ancora. Di Bolzaneto nulla si seppe se non dopo giorni e giorni, e il processo mediatico aveva già giustiziato quel movimento e datogli la colpa della distruzione di una città e della morte di un ragazzo. Sembrava tutto a posto.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma poi la gente di Genova tornò a casa. E non tacque. Internet non era ancora 2.0, non c’era youtube e nemmeno i social network. Ma c’erano i siti personali e i forum e i newsgroups, e le testimonianze vi si riversarono. E poi le foto e le riprese con le videocamere. Una montagna di materiale inedito, ignorato dalla stampa, entrò prepotentemente nelle case di chi voleva sapere. Era passato quasi un mese e chi voleva sapere cosa fosse realmente accaduto a Genova, poteva farlo. Ed io lo feci.</p>
<p style="text-align:justify;">Vissi quindi Genova 2001 in differita, e rivissi quei giorni per mesi interi. Mi documentai come mai avevo fatto su un avvenimento, e per la prima volta mi accorsi che in quel caso, in quei giorni, in quei volti schermati dal sangue, in quei manganelli a percuotere gente inerme per terra, in quelle improvvise e immotivate cariche militari annunciate da sinistre marcette, in quel colpire alla cieca migliaia di persone, in tutto quel caleidoscopio di orrore e di vergogna, beh, la verità stava da una sola parte.</p>
<p style="text-align:justify;">Un potere bestiale e ignorante si sentì legittimato ad esercitare una repressione violenta su un movimento di persone con storie diverse e quasi tutte prive di qualunque connotazione violenta. Un movimento di contestazione ferma, intelligente e lungimirante ad un sistema chiaramente distorto che non si faceva scrupoli ad usare le persone e l’ambiente come merci di scambio e di profitto. Migliaia di persone in quei giorni furono picchiate a caso, fermate, caricate con lacrimogeni, inseguite, confiscate o distrutte macchine fotografiche e telecamere, e alcune di loro furono torturate in una caserma.<span id="more-1911"></span></p>
<p style="text-align:justify;">Leggendo, guardando, ascoltando, mi fu chiara ed enorme la totale sospensione di qualunque diritto di queste persone, e la totale illegittimità delle condotte di chi ideò e di chi pose mano a quella gigantesca repressione violenta.</p>
<p style="text-align:justify;">Erano mesi che vivevo Genova in differita e montava il senso di colpa per quel mio ritardo nell’avvertire, nel soffrire, nel piangere. E dopo mesi mi fu ben chiaro come chiamare tutta quell’assurda violenza, violazione di norme, inumanità reazionaria.</p>
<p style="text-align:justify;">Fascismo, era nient’altro e niente di meno che fascismo.</p>
<p style="text-align:justify;">Per me, che quella parola non mi piaceva pronunciarla a sproposito, o applicarla ai miei giorni, ritenendola un residuato storico concluso, fu il culmine di un cambiamento definitivo, da cui non sarei più tornato indietro.</p>
<p style="text-align:justify;">Genova 2001, quel sangue, quella gente, quei portici disseminati di persone quasi ammazzate di botte, quella sconfitta manu militari di quello straordinario movimento, l&#8217;arroganza e gli spergiuri degli uomini di Stato che ordinarono ed eseguirono quel massacro, furono il prezzo, pagato da altri, con cui riuscii ad acquisire una presa di coscienza necessaria nella mia vita.</p>
<p style="text-align:justify;">Non sono di destra né di sinistra, e continuo ancora oggi a rifuggire da questi schemi mentali e ideologici. Ho idee complesse, e non mi piace incasellarle per forza.  Ma una cosa di certo lo sono diventato, e lo sono oggi senza alcun dubbio: un antifascista. Totalmente schierato, militante, partigiano.</p>
<p style="text-align:justify;">Resistere ad un tiranno, abbia le forme di una persona o di un potere che ti sguinzaglia migliaia di segugi addosso, che ti insultano, picchiano, sequestrano, resistere al tiranno è un diritto, anzi perdio un dovere. Tra un ragazzo esasperato da una violenza programmata, scientifica e collettiva, ed un poliziotto che si presta ad essere strumento di quella violenza cieca, l’illegittimo è il secondo, l’eversore è solo il secondo, il tiranno è sempre e solo il secondo.</p>
<p style="text-align:justify;">Io non so se avrei indossato un passamontagna e imbracciato un estintore. Non lo so ed è stupido chiederselo. Ma so da che parte sarei stato, e a difesa di quali valori mi sarei schierato vedendoli brutalmente violentati.</p>
<p style="text-align:justify;">Carlo Giuliani era un ragazzo che al corteo non ci doveva nemmeno andare, che quel giorno prese una posizione e che alla fine di quella giornata era morto pistolettato. Per quel che vale ragionare su una vita persa per sempre, quella morte mi ha insegnato, in differita, che nella vita in certi momenti una posizione va presa. Occorre schierarsi, e rischiare il culo. Perché quando di fronte ti si palesa un tiranno, non puoi sempre dichiararti assolto e procedere con la tua vita.</p>
<p style="text-align:justify;">Genova, Carlo Giuliani, Via Tolemaide, Piazza Alimonda, la scuola Diaz, la caserma Bolzaneto, mi hanno insegnato questo. La vergogna di aver capito troppo tardi non cessa, e il dolore per ogni manganellata presa da quella gente mentre io ero al mare lo avverto ogni volta che vedo proiettate le immagini di quei giorni.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma oggi sono un uomo fatto, che sa schierarsi e urlare, se necessario. Che sa riconoscere il tiranno, quando se lo trova davanti. E che non vuole più vivere in differita l’orgoglio e la rabbia di essere antifascista.</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:'Times New Roman';font-size:x-small;"><br />
</span></p>
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